Buonsollazzo Nuova vita per la badia

Due monaci della chiesa ortodossa vogliono aprire un monastero, il primo in Italia per la confessione

Buonsollazzo Nuova vita per la badia
Buonsollazzo Nuova vita per la badia

Da qualche decennio il complesso della Badia di Buonsollazzo è completamente vuoto e abbandonato. Posto in un luogo splendido e sperduto, tra le campagne di Borgo San Lorenzo, oltre Polcanto e la Tassaia, e di Bivigliano, e abitato per molti secoli da comunità monastiche di ordini religiosi diversi, ora è diventato uno dei complessi architettonici ricchi di storia del Mugello, abbandonati e a rischio degrado.

Nelle ultime settimane si è aperta però una nuova opportunità di rinascita e di riutilizzo. Pur ancora tutta da verificare. Al Buonsollazzo si sono fermati due monaci della Chiesa ortodossa d’Occidente, padre Gabriele e padre Raffaele.

Uno francese e l’altro italiano, che hanno detto di essere alla ricerca di un luogo dove aprire un monastero, che sarebbe il primo in Italia, per questa confessione ortodossa in Italia.

Il suggerimento glielo ha fornito il padre superiore del convento di Montesenario, non distante da Buonsollazzo. I due monaci si son subito dati da fare, riuscendo a contattare l’attuale proprietario della struttura, l’imprenditore veneto Mario Frasson, che acquistò l’intero complesso, decine di ettari di terreni e tutti gli immobili, ormai vent’anni fa. Lo acquistò dall’ordine camaldolese, che vi aveva insediato, fin da due secoli fa un collegio, ma che poi aveva chiuso tutto.

I progetti dell’imprenditore padovano – pare pensasse a una scuola di restauro o qualcosa di simile, e più tardi si parlò anche di attività ricettive, o di una trasformazione a fini residenziali non hanno mai avuto compimento, e la Badia è rimasta sempre vuota, via via depredata da ciò che vi era all’interno.

Riusciranno i padri ortodossi a rendere nuova vita al Buonsollazzo? Loro si dicono fiduciosi. Anche se il loro progetto sembra ancora piuttosto indefinito. Parlano della volontà di trovare una raccolta di fondi, a livello nazionale e internazionale. E auspicano l’intervento di qualche benefattore. Intanto hanno già incontrato il proprietario, venuto dal Veneto fino a Buonsollazzo per capire le intenzioni dei monaci. Che pensano già anche a come mantenere la struttura: ""Vorremmo avviare un’attività economica all’interno del monastero, e pensiamo impiantare un pastificio."

Ma prima ci sarà da consolidare e risanare tetti e mura della grande badia. E ci vorrà non poco denaro.

Paolo Guidotti

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