Un laboratorio di ricerca (foto di repertorio)
Un laboratorio di ricerca (foto di repertorio)

Roma, 29 aprile 2021 - Entro luglio potrebbero essere messi a disposizione anticorpi monoclonali più potenti e potranno evitare ai pazienti Covid positivi di essere curati in ospedale. La notizia è stata comunicata nel corso delll’instant webinar organizzato da Motore Sanità dal titolo “anticorpi monoclonali anti Covid” per fare il punto sull'impiego del farmaco che sta ottenendo ottimi risultati nella cura della sindrome da Sars Cov-2. 
Gli anticorpi monoclonali se somministrati all’insorgere dei primi sintomi, meglio se entro i primi 4-5 giorni, permettono infatti di tenere sotto controllo il decorso della malattia e di evitare la forma più grave.  Attualmente le linee guida ne prevedono  un impiego  più come profilassi che come terapia nei pazienti con malattia grave e conclamata. Così come gli antivirali, sono indicati in pazienti positivi entro 10 giorni dall’esordio dei sintomi e non in pazienti che necessitano di elevati volumi di ossigeno. La novità dunque permetterebbe di rendere più semplice e più tempestiva la somministrazione

La Toscana e la Liguria sono le regioni in Italia all'avanguardia nella ricerca sui monoclonali.  “Sta proseguendo la sperimentazione scientifica su monoclonali di seconda generazione quindi più potenti, somministrabili per via intramuscolo quindi al domicilio del paziente - ha spiegato Rino Rappuoli, Coordinatore scientifico Monoclonal Antibody Discovery (MAD) Lab, di Toscana Life Sciences. “Stiamo pensando di entrare nella fase clinica 2 e 3 e speriamo di potere mettere a disposizione queste terapie entro luglio”.


L’obiettivo dei ricercatori è quello di “avere dei monoclonali che siano disponibili a pazienti non solo ad altissimo rischio infettivo ma anche per quelli che vogliono guarire velocemente, e che siano a prezzi accessibili e usabili sul territorio”. È diventato molto importante non tanto avere un cocktail di monoclonali ma avere il monoclonale giusto e più sensibile alle varianti – ha proseguito Rappuoli - il nostro anticorpo monoclonale risponde a questi requisiti. Proveremo ad utilizzarlo anche dove altri monoclonali hanno fallito, che sono i casi di pazienti gravi”.

Al Webinar ha partecipato anche ll dottor Matteo Bassetti Direttore UO Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico “San Martino  di Genova". “In Liguria circa 200 persone sono state trattate così senza nessun decesso. Si tratta di una “cura efficace” contro il virus. Peccato che in Italia non sia ancora sfruttata al massimo in tutte le regioni. Occorre che si intraprendano ovunque protocolli di collaborazione tra ospedale e territorio per consentire il loro utilizzo nelle prime fasi dell’infezione” ha detto Bassetti.  Per quanto riguarda i dati della Liguria, che conta 1,5 milione di abitanti, siamo arrivati a somministrare 126 dosi di anticorpi monoclonali per milione di abitanti, il doppio rispetto a quello che avviene mediamente in altre regioni. Tutto questo è il frutto di questa collaborazione che fa sì che i medici di medicina generale intercettino i casi Covid positivi molto precocemente e li portino all’attenzione degli ospedali. I risultati preliminari sono molto incoraggianti”.

“I medici di medicina generale devono essere le “civette sul territorio” che intercettano la malattia e, in questo modo, insieme all’ospedale si potranno gestire anche altri nuovi monoclonali e le altre terapie. Tanto maggiore è la capacità di fare squadra con il territorio tanto maggiore è il successo delle terapie con i monoclonali. Chi non ha fatto squadra con il territorio i monoclonali non li sta utilizzando o non li ha utilizzati. I monoclonali sono la cartina diì tornasole dell’organizzazione ospedale-territorio della gestione del Covid” ha concluso Bassetti. 

Domenico Guarino