Toscana: continua lo smaltimento dell’amianto, presente ancora in diversi siti industriali
Toscana: continua lo smaltimento dell’amianto, presente ancora in diversi siti industriali

Firenze, 19 gennaio 2019 - Dolori al petto e  difficoltà a respirare, il mesotelioma inizia a farsi sentire in questo modo, anni e anni di lavoro, giornate intere a respirare la sottilissima fibra dell’amianto, poi immancabilmente il tragico epilogo. A ruota partono le cause giudiziali, penalmente le aziende la fanno praticamente sempre franca per la difficoltà degli avvocati delle vittime di dimostrare il nesso tra il decesso dei lavoratori e l’esposizione all’amianto, viceversa i giudici dei Tribunali civili invece quasi sempre riconoscono il diritto ad un risarcimento per i familiari.

L’ultimo esempio è di pochi giorni fa a Firenze: la sezione del lavoro della Corte di Appello ha condannato l’Inail a risarcire la vedova di un operaio della Solvay di Rosignano, in provincia di Livorno, morto per un cancro al polmone causato dall’amianto. Ed è proprio l’avvocato Ezio Bonanni, presidente nazionale dell’Osservatorio nazionale sull’amianto, a sottolineare l’alto picco di mortalità nell’area livornese, tre volte superiore alla media nazionale, dal 1993 al 2008 sono stati 152 i casi di mesotelioma.

E nonostante  sia ormai fuorilegge, secondo un censimento fatto da Legambiente nello scorso aprile, in Toscana sono 161 i siti industriali ancora oggi con strutture di amianto, ben 806 il numero degli edifici pubblici, 119 gli altri siti contaminati. L’amianto è invece praticamente scomparso negli edifici privati. Le discariche sono poche e stracolme con la Toscana, solo dietro la Lombardia, per la maggiore quantità di rifiuti contenenti amianto, il 26,2% per un totale di 59,683 tonnellate, secondo un rapporto del 2015.

Le persone continuano ancora ad ammalarsi, stando ad alcuni dati dell’Osservatorio nazionale sull’amianto, in Italia ogni anno si contano non meno di seimila decessi, i nuovi malati ogni anno sono circa diecimila, sono circa cinquemila le cause per risarcimento danni solo per chi è morto o si è ammalato. In Toscana, oltre alla Solvay di Rosignano, le aree geotermiche di Larderello che negli anni Cinquanta utilizzavano amianto per i vapordotti, poi bonificate da Enel, contano circa duecento persone colpite fra malati e deceduti; il porto di Livorno, tra gli scaricatori del porto sono almeno duemila i casi di vittime dell’amianto, un centinaio i decessi negli ultimi anni, altre zone a rischio sono le acciaierie di Piombino.

Presumibilmente sono circa diecimila cause nuove solo in Toscana per la richiesta di prepensionamento. E’ Livorno l’area con la maggiore esposizione di amianto, critica anche la zona di Massa Carrara e quella vicino alla centrale elettrica di Santa Barbara nell’aretino, casi di tumori tra i marittimi delle zone costiere, preoccupante anche la situazione a Firenze e nel suo hinterland, nel mirino anche ampi tratti delle tubature dell’acqua nella zona di Pistoia. Una situazione allarmante anche se, ammette lo stesso Osservatorio, nella nostra regione ci sono centri di medicina del lavoro all’avanguardia come quello di Siena.