Allarme spurghi: "Verso la paralisi"

Il Consorzio Spurghisti Associati sottolinea la necessità di aprire nuovi impianti di ricezione dei liquami a Firenze, in seguito alla chiusura per manutenzione dell'impianto del Calice a Prato. L'alternativa sarebbe conferire il materiale fuori Regione, con costi maggiorati. L'intervento di manutenzione è necessario dopo l'attività post-alluvione. L'impianto pratese assorbe il 70% dei liquami dell'area metropolitana. Solo l'impianto di Baciacavallo a Prato rimarrà in funzione questa settimana.

La chiusura di una settimana per manutenzione dell’impianto del Calice, a Prato, e i disagi a cui porterà in tale arco di tempo, ripropone "la necessità di aprire nuovi impianti di ricezione dei liquami, e in particolare il poterne avere uno di riferimento per Firenze". Lo afferma in una nota il Consorzio Spurghisti Associati, che raggruppa 46 aziende del settore degli spurgo fra Firenze, Prato, Pistoia, Siena, Valdelsa e Valdarno. "L’alternativa è infatti quella di conferire fuori Regione il materiale prelevato dalle fosse settiche, con tutti i costi maggiorati che ne derivano", aggiunge. L’intervento di manutenzione all’interno della struttura del Calice, gestita da Gida, si è reso necessario dopo l’intensa attività post-alluvione. L’obiettivo dell’intervento è quello di assicurare le migliori performance all’impianto, ripristinando quella che era la situazione pre-alluvione. L’impianto pratese garantisce la ricezione di 2.500 tonnellate a settimana di liquami e rappresenta la principale struttura a servizio della Piana, assorbendo quasi il 70% dei liquami provenienti da tutta l’area metropolitana. In funzione per questa settimana resterà solo l’impianto di Baciacavallo a Prato che assicura la ricezione di 900 tonnellate di liquami a settimana.

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