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Florence Dance Festival: dalla Svizzera, ecco la Compagnie Linga tra danza ed elettronica

Nel Chiostro Maggiore di Santa Maria Novella, gli artisti Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo presentano stasera l'effervescente balletto Sema, con musica elettronica live di Mathias Delplanque e percussioni di Philippe Foch.

Compagnie Linga

Compagnie Linga

Firenze, 3 luglio 2024 - Alla ricerca dell'alchimia. Tra musica e gesto, melodia e movimento: è un viaggio lungo trent'anni il percorso artistico della polacca Katarzyna Gdaniec e dell'italiano Marco Cantalupo, fondatori nel 1992 della Compagnie Linga. Quarantacinque è il numero magico delle creazioni di un sodalizio speciale, che arriva stasera al Chiostro Maggiore di Santa Maria Novella come ospite d'onore della trentacinquesima edizione del Florence Dance Festival.

Sul palco, la coppia porta la terza tappa della trilogia dedicata alla scoperta di nuovi equilibri e armonie nello spazio, dove la coreografia - destinata a formazioni flessibili, fluide e organiche - si riconnette in un unico flusso magico di suoni e movimenti con la melodia, attraversando i territori della musica tradizionale, improvvisata ed elettroacustica. Dopo le produzioni "Flow" - Premio svizzero di danza 2019 - e "Cosmos", del 2021, ecco quindi l'effervescente dinamismo di "Sema", titolo ispirato al nome dei dervisci rotanti: ma la loro meditazione è una danza laica, libera e folle, che si immerge nella luce di un mondo svuotato di senso e promessa, dove l'unica possibilità di significato è data dal movimento stesso, dal suo fluire rinnovato sulla base di nuovi schemi, impulsi e all'apparenza improbabili incontri artistici. 

Come quelli già sperimentati con successo con il giovane compositore francese Mathias Delplanque, maestro nella costruzione di immagini di suono che mescolano in quadri musicali e narrativi frammentati e dissonanti concerti a tecnica mista di folktronica ed elettroacustica, glitch e soundsculpting, distorsioni e percussioni, eseguite per l'occasione dal genio poliedrico di Philippe Foch, capace di associare il suo ricco tappeto sonoro, denso di suggestioni indiane e asiatiche, alle esperienze teatrali e performative. Attraversando come De Chirico, in un misto di follia e angoscia, le Muse inquietanti della modernità.