Attenti alle chat troppo lunghe. L’esperto: “Generano rabbia e tristezza”

Il neuroscienziato Vittorio Gallese al congresso di Firenze: “Le emoticon compensano l’impoverimento del linguaggio scritto”

Cellulari (foto di repertorio)

Cellulari (foto di repertorio)

Firenze, 28 settembre 2023 - "Uno studio ha dimostrato che quanto più lunga è una chat, indipendentemente dall'argomento, più tendono a prevalere nelle persone le emozioni negative su quelle positive, soprattutto rabbia e tristezza”. A dirlo è Vittorio Gallese, neuroscienziato di fama mondiale, che ha tenuto una lectio magistralis al congresso nazionale della Società delle neuroscienze ospedaliere, Sno. Giunto alla sua 62 esima edizione, il congresso si è svolto al Palaffari. “Non ho detto che più siamo sui social e più diventiamo tristi – ha precisato Vittorio Gallese, professore ordinario di Psicobiologia presso l'università di Parma, intervistato dall’agenzia Dire -. Ho detto semplicemente che, siccome il tempo che trascorriamo con questa modalità di relazionarci agli altri è percentualmente sempre maggiore, non dobbiamo illuderci che quando spegniamo il telefonino si riparte punto a capo come se non fosse successo niente. È come dire che se io passo il pomeriggio a litigare con qualcuno, quando poi esco da quell'ambiente e lascio quella persona quel litigio non ha lasciato strascichi". Le neuroscienze italiane, con questo congresso, intendono sottolineare il ruolo strategico che esse vogliono esercitare nell’ambito clinico assistenziale, implementando i progressi e le innovazioni della ricerca in campo farmacologico, tecnologico ed organizzativo. Numerosi i professionisti, provenienti da tutti Italia, arrivati nel capoluogo toscano per assistere ad un evento scientifico che è stato ricco di appuntamenti. Tanti gli argomenti che sono stati trattati durante le quattro giornate: dai disturbi del sonno all’ictus, dalle demenze all’emicrania fino alla sclerosi multipla, con un occhio rivolto soprattutto agli avanzamenti delle ricerca e delle ultime terapie disponibili per queste patologie, fino all’età opportunità di prevenzione e cura attraverso i sistemi di intelligenza artificiale, robotica e telemedicina. Il neuroscienziato Gallese, che ha tenuto la lectio magistralis dal titolo 'Visioni digitali. L'esperienza di sé e degli altri nell'era della rivoluzione digitale', interpellato poi in merito all'utilizzo delle emoticon nelle chat, ha spiegato che: "L'emoticon cerca in qualche modo di compensare l'impoverimento del linguaggio scritto, che non è una prerogativa di quello digitale: noi quando comunichiamo con gli altri in presenza parliamo e loro ci ascoltano- ha spiegato- ma accompagniamo le parole con una mimica facciale, con un atteggiamento del corpo, cioè con tutta una serie di indici che aiutano l'altro a capire dove vogliamo andare a parare e che cosa stiamo dicendo. Ironizzare con il linguaggio scritto è più complicato, ancora di più se questa parola scritta è liofilizzata come nelle chat. Quindi ci siamo inventati le emoticon per aiutare a dare un correlato emotivo all'asciuttezza delle parole, ma è molto più povero della comunicazione che avviene in presenza- ha concluso il neuroscienziato- su questo non ci sono dubbi". Maurizio Costanzo