Volontari coraggiosi per natura. Giù con le funi nella scarpata

Una task-force contro l’abbandono dei rifiuti: ieri la missione nella zona del rio della cava

L’operazione è stata spettacolare. Volontari acrobati si sono calati giù nel dirupo con le corde. La missione? C’è l’ambiente da salvare. E si fa quel che si può. Si sono dati appuntamento in una decina, ieri mattina, per ripulire la zona del rio della cava a Samminiatello. Siamo sulla Statale Tosco Romagnola a Montelupo Fiorentino, il luogo è impervio, ma gli Acchiapparifiuti non li ferma nessuno. Guanti, abbigliamento comodo e l’impegno di dedicare un po’ del tempo libero alla pulizia del territorio. L’ultima uscita coordinata anche con l’amministrazione comunale e con La Racchetta – associazione di volontariato attiva nel settore antincendi boschivi e protezione civile – si è focalizzata su un abbandono importante, dove un tempo c’erano cave di arenarie e oggi scorre un rio… di rifiuti. I volontari si sono calati giù, arrivando nei pressi dell’ex fornace di Samminiatello: dopo un’ora di lavoro erano già 10 i sacchi neri accumulati. Per il recupero di plastica, vetro e multimateriale ci si organizza, come spiegano da La Racchetta, con un sistema di ancoraggio multiplo. "Ci si cala in sicurezza con i discensori, sono tecniche di alpinismo. C’è chi scende e chi tiene la corda". Il bottino è ricco. "Bottiglie, polistirolo, lattine ma anche coperte, vestiti. C’è un po’ di tutto quaggiù. Soprattutto inciviltà". Poldi Houtman, di origini olandesi, da quattro anni fa parte della task force per la salvaguardia ambientale lanciata dalla Pro Loco. Pensionata e Acchiapparifiuti per passione, partecipa spesso alle uscite. "Ho riempito quattro sacchi da sola, in un’ora. È un lavoro senza fine".

Non sono emersi, stavolta, rifiuti ingombranti. "Per quelli si preferisce il bosco – dice Fabrizio Lapini, un altro volontario –. Per ora abbiamo tirato su scarpe, indumenti vecchi, addirittura uno zaino vuoto. E poi scatolette, scarti tessili, pellame, tubazioni in polietilene e materiale edile. Sono abbandoni inutili: il 70% di quel che recuperiamo poteva essere conferito nella opportuna raccolta differenziata". Le zone attenzionate sono tante, ma quello degli Acchiapparifiuti non è un impegno spot. "Queste uscite sono diventate sistematiche – precisa l’assessore all’Ambiente del Comune di Montelupo, Lorenzo Nesi –. Non aspettiamo iniziative come Puliamo il mondo per intervenire. Non è un impegno simbolico ma un intervento concreto". Le operazioni, infatti, (un paio al mese) sono frutto di una collaborazione che abbraccia anche Plastic Free – con cui il Comune ha firmato un accordo – e con gli ispettori ambientali di Alia che, una volta sistemati i sacchi, vanno a caccia di tracce che possano riportare all’autore del reato.

"La politica ambientale a cui ispirarsi? Ripartire dall’acqua – continua Nesi - Tornare ad avere rispetto dei fiumi". Difficile capire da quanto sia lì tutto quel materiale. Mesi, forse anni. Su richiesta dei residenti il Consorzio di Bonifica ha ripulito la zona intorno al rio ed è emersa una discarica a cielo aperto. Bombolette, pneumatici, c’è pure un’insegna pubblicitaria lanciata giù tra la vegetazione. L’obiettivo è riportare i luoghi al decoro originario, per farlo c’è bisogno di tutti. Ad oggi a Montelupo il gruppo Acchiapparifiuti conta 60 persone, ma c’è ancora spazio. Perché il lavoro, domani, ricomincia.

Ylenia Cecchetti