
Volontari toscani raccontano la loro partenza per combattere i nazifascisti nel 1945, motivati dalla collera e dall'entusiasmo per dare una mano agli americani.
"In me c’era una collera fortissima contro i nazifascisti, ed ero entusiasta all’idea di combattere contro questi assassini". Le parole sono quelle di Andon Mori, che neanche maggiorenne nel febbraio del 1945 decise di partire come volontario. "Avevo sofferto tanto (la fame soprattutto) e il fascismo non mi andava bene. Eravamo tutti caricati all’idea di partire per il fronte, entusiasti di dare una mano agli americani". Silvio Calvetti di Castelfiorentino commentava così la sua decisione di partire per il centro di addestramento di Cesano a Roma. Queste sono solo due di alcune preziose testimonianze raccolte dal professore Carmelo Albanese durante i suoi studi per la ricerca che verrà presentata domani. Ancora c’è chi racconta la partenza come Toni Vieri. "Ricordo che ci recammo in piazza del Popolo (dove fu fatto l’appello prima di spostarsi con un corteo verso piazza Gramsci dove avvenne la reale partenza) e che io ci arrivai con una valigetta in legno fatta dai miei zii e da mia madre. Mi accompagnò mio padre". Ancora da Mori, all’epoca appena 16enne che potette arruolarsi solo per la falsificazione della propria carta d’identità da parte di Aldo Giuntoli, ci arriva una fotografia ancor più significativa di quelli che furono i preparativi. "La sera prima della partenza il signor Landi ha organizzato una cena di buon auspicio – racconta – con la figlia Iris che ci mise al collo a me e ad altri quattro volontari i fazzoletti rossi fatti con le sue mani. Mi ricordo ancora il suo abbraccio mentre diceva “In gamba Andon“".
Si.Ci.