Barbara Squillace
Barbara Squillace

Empoli, 11 novembre 2019 -  Un risarcimento di 900mila euro. Tanto verserà l’Asl Toscana Centro alla famiglia di Barbara Squillace, la donna di Spicchio morta nel luglio 2018 al San Giuseppe mentre era incinta di 4 settimane. La richiesta di danni era stata presentata dai familiari nel giugno scorso, come si legge nella delibera pubblicata sull’albo pretorio dell’azienda.

«I familiari della paziente deceduta all’ospedale di Empoli hanno richiesto il risarcimento dei relativi danni ritenendoli riconducibili a una presunta responsabilità aziendale». Una richiesta che non rientra nelle coperture assicurative e che ricade nel sistema di gestione diretta del rischio per responsabilità civile.

Alla famiglia, dunque, andranno 900mila euro «a saldo, stralcio e totale soddisfazione di ogni pretesa». Ma il caso non è chiuso. Giovedì scorso, infatti, c’è stata la prima udienza del processo che vede imputate le tre dottoresse, all’epoca dei fatti in servizio nel reparto di ginecologia dell’ospedale, accusate di aver sbagliato la diagnosi. Barbara Squillace si era recata al pronto soccorso lamentando forti dolori addominali, ma venne rimandata a casa. Solo tre giorni dopo fu disposto il ricovero per ipermesi gravidica. In base alle risultanze dell’inchiesta condotta dalla procura di Firenze, aveva addome teso, nausea e crampi. Cinque giorni dopo il ricovero, Barbara morì e ad accorgersi della tragedia fu un’ostetrica durante il giro della mattina. L’autopsia, subito disposta dalla procura, stabilì che la diagnosi fatta dalle dottoresse – accusate di omicidio colposo – era sbagliata: a provocare il decesso era stata un’occlusione intestinale.