Simona Ghiddi ha scritto il libro «I principini indesiderati»
Simona Ghiddi ha scritto il libro «I principini indesiderati»

Empoli, 8 novembre 2019 - Pagine legate tra loro da un precisa volontà: «Far sì che le persone si rendano conto della crudeltà che c’è nello strappare i cuccioli alla loro mamma per poi disfarsene. Come se la loro vita non significasse nulla». Simona Ghiddi, 45enne empolese, impiegata di professione, ha deciso di racchiudere questa riflessione in un libro che, in un mese, è alla terza ristampa. Pubblicato dalla casa editrice Ibiskos, forte anche delle illustrazioni a cura di Gaia Senesi in arte Haruka, «I principini indesiderati», così si intitola la fiaba, ha ottenuto consensi oltre il previsto. Un successo inatteso che significa un aiuto per il gattile gestito dall’associazione Aristogatti della quale Simona fa parte: il ricavato dalla vendita (info: associazione Aristogatti, Ibiskos Editore, Libreria Rinascita, negozio per animali Brancaleone) va infatti al sostentamento della struttura.
Da quanti anni è nel team dei volontari?
«Dall’inizio degli anni Duemila. Sono quasi 20 anni che cerco di dare una mano ai mici in difficoltà, insieme alle volontarie e ai cittadini che ci stanno vicini».
E’ un’instancabile balia.
«Sono balia per vocazione: mi prendo cura dei cuccioli abbandonati a pochi giorni di vita. Salvare gli animali fa parte di me, anche se sia chiaro, non faccio niente di particolare».
Allattare micini ogni 2-3 ore come solo una mamma farebbe non è cosa banale...
«La prima volta che ho preso un biberon per svezzare dei cuccioli è stata a fine anni Novanta: allevai cinque leprotti orfani. La mia prima esperienza tra latte in polvere e tettarelle».
E il primo gattino da crescere quando è arrivato?
«All’incirca 13 anni fa. Capitò al gattile una micina bianca, per di più sorda. Le mie colleghe la ribattezzarono Eugenia C., ispirandosi al Genio civile. Aveva quindici giorni».
Che cosa significa allattare un gattino?
«Voglia di dare una speranza a questi piccolini rimasti soli. Un percorso delicato. Sapesse quanta ansia. Sono esseri fragili».
Qualcuno le è rimasto nel cuore?
«Siddharta, Siddy. Avrebbe fatto cinque anni quest’anno. Mi è stato affidato da un veterinario. Aveva problemi a mangiare, non assumeva neanche il latte, nonostante la fame. L’ho imboccato con il cucchiaino, tenendolo in braccio. Nonostante le sue difficoltà, è stato adottato a sei mesi. Poi, due anni fa, se n’è andato»
Come si arriva a ‘I principini indesiderati’?
«Ho scritto la storia di Miky, ovvero Mikado come i biscotti, e della sua sorellina Mafalda, poi adottata e ribattezzata Leila. Sono stati affidati alle mie cure, dopo esser stati recuperati in una campana del vetro, a Certaldo, a marzo 2017. Miky è ancora con me e fa da balia, insieme all’altra mia gatta Gianna, agli orfanelli che passano da casa mia».
Perché proprio una fiaba?
«Mi sono immaginata di raccontare a Miky la sua storia, con alcuni dettagli riveduti e corretti. La campana del vetro nel libro è un drago, i vigili del fuoco che hanno salvato i due cuccioli sono i cavalieri senza macchia e senza paura se pur senza armatura. E poi ci sono le fate volontarie del gattile. Ho immaginato una fia ba della buonanotte»
Qual è il suo auspicio?
«Vorrei che il libro servisse a sensibilizzare la gente. Vorrei che si smettesse di pensare a queste creature come a spazzatura da gettare: in quella campana del vetro, due gattini non ce l’hanno fatta. Aiutare il gattile vuol dire dare un’opportunità pure a gatti vecchietti o malati. Tanti sono i bisogni. Questo libro è una goccia nel mare. Un mare di affetto da parte anche di tanti cittadini, ‘i folletti generosi’».

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