Le terre avvelenate e le elezioni. Scandalo e imbarazzi politici. Il keu infiammerà il duello nel 2024

Sono attese a giorni le determinazioni della Procura a un anno dall’atto di chiusura delle indagini. Il passaggio della fissazione dell’udienza preliminare potrebbe cadere nel cuore della campagna per il voto.

Le terre avvelenate e le elezioni. Scandalo e imbarazzi politici. Il keu infiammerà il duello nel 2024
Le terre avvelenate e le elezioni. Scandalo e imbarazzi politici. Il keu infiammerà il duello nel 2024

Il keu si agita come uno spettro sulle prossime urne. Esattamente un anno fa ci fu l’atto di chiusura delle indagini. Poi, da quanto abbiamo appreso, nei mesi successivi, c’è stata la fase di rito degli interrogatori chiesti da alcuni indagati e della presentazione delle memorie. Ora potrebbero essere prossime le determinazioni delle procura distrettuale antimafia per ogni singola posizione, e la conseguente fissazione dell’udienza preliminare davanti al giudice. Passaggio, questo, che – calendario alla mano – rischia di essere celebrato in pieno clima elettorale. Il 2024 vedrà tantissimi comuni al voto. E tra questi anche quelli toccati, a vario titolo, dallo scandalo (per la presenza degli indagati, o per la presenza di uno dei 13 siti individuati dalle indagini), nei quali il duello politico negli ultimi due anni è stato arroventato dagli sviluppi dell’inchiesta.

Ma i tempi della giustizia, anche giustamente, non tengono conto delle scadenze elettorali. La vicenda nel 2021 travolse il distretto della conceria, con indagati esponenti di spicco e strutture chiave del comparto.

Al centro, per gli inquirenti, ci sarebbe stata una prassi abusiva consolidata: declassificare i rifiuti pericolosi e le ceneri dei fanghi di depurazione contaminati, facendoli figurare come se fossero rifiuti recuperabili nella lavorazione di materiali inerti per l’edilizia, così da consentire un occultamento dei rifiuti più inquinanti provenienti dal conciario (ceneri contaminate da elevate concentrazioni di cromo) e dal comparto orafo (fanghi contaminati da arsenico, boro e selenio). Nascevano così le "terre avvelenate" che sono finite a tonnellate in mezza Toscana e anche a Empoli, nel quinto lotto della 429. Il tutto frutto di un circuito, ritenuto collaudato e strutturato, che è rimasto incagliato nell’indagine che avrebbe scardinato la regia di un sistema oliato e finalizzato al traffico illecito di rifiuti e l’inquinamento ambientale. Ma l’inchiesta parla anche di corruzione in materia elettorale, di falso e di impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari.

Un rosario di reati che gli inquirenti contestano, a vario titolo, nell’inchiesta a 25 indagati, tra questi anche politici e soggetti ritenuti collegati all’articolazione ‘ndranghetista dei Gallace di Guardavalle che aveva scatenato appetiti sugli appalti. Lo scandalo sconvolse la zona e imbarazzò la politica. Un ciclone che non è finito e con il quale i territori devono fare ancora tutti i conti. Anche nell’anno delle elezioni.

C. B.