L’analisi dei motivi del disastro: "Il clima non funziona più"

L’esperto Baldacci: "Non è colpa della posizione di Stabbia in sé, ma del sistema trasformato" .

L’analisi dei motivi del disastro: "Il clima non funziona più"
L’analisi dei motivi del disastro: "Il clima non funziona più"

Non si ferma a Stabbia il lavoro di ripulitura di garage, cantine e locali invasi dall’acqua e dal fango dopo l’alluvione di giovedì notte. Il centro operativo comunale, dove Protezione civile, vigili del fuoco e forze dell’ordine coordinano gli interventi di volontari e associazioni e che è stato allestito nella scuola primaria della frazione cerretese, lavora a pieno regime. Ieri sera il sindaco Simona Rossetti via social, in previsione del nuovo allerta meteo annunciato da ieri sera a oggi a mezzanotte, ha invitato tutti i cittadini a stare in casa e mettere al riparo da ogni rischio le persone con evidenti fragilità. L’esondazione del Vincio a Stabbia è stata la più devastante della storia della frazione ma, purtroppo, non è stata l’unico fenomeno disastroso che ha colpito la frazione negli ultimi anni, a cominciare dagli allagamenti dello scorso anno. A settembre, inoltre, è stato ricordato il decennale della tempesta che si abbattè proprio su Stabbia e sulla vicina Lazzeretto provocando danni e devastazione mai visti prima. Al fisico dell’atmosfera Gordon Baldacci, che proprio in occasione del decennale del ’downburst’ ha installato a Stabbia una stazione di rilevamento, abbiamo chiesto di spiegare cosa è successo e perché di nuovo a Stabbia.

"L’intensità di queste perturbazioni è tale perché Stabbia è incastonata fra il Padule e il Montalbano e in questa zona le perturbazioni trovano le condizioni favorevoli per aumentare di intensità".

Cioè?

"Abbiamo rilevato indici climatici molto alti e favorevoli alla formazione di temporali autorigeneranti come quello che abbiamo visto nei giorni scorsi. Indici che portano ad avere una maggiore energia quando i fenomeni temporaleschi arrivano dopo un periodo di siccità come quello che abbiamo avuto in estate, seguito da un ottobre senza piogge e piuttosto caldo. Purtroppo di fronte a questi fenomeni, se anche si creasse l’invaso più grande della Toscana a Stabbia, si avrebbero comunque le condizioni per avere questi fenomeni e questi conseguenti enormi disagi".

Può fare un esempio?

"Sono caduti 189millimetri di pioggia in sei ore, che significano quasi 200 litri di acqua a metro quadro. Durante questa tempesta abbiamo avuto tre picchi di 100 millimetri di pioggia orari: se continuava così, in un’ora ne avremmo accumulati addirittura 300 millimetri".

C’è modo di arginare questi problemi?

"Bisogna capire che con queste situazioni bisogna conviverci. Non è colpa della posizione di Stabbia in sé, ma di un sistema generale climatico che non funziona più come prima. Quando ho messo l’installazione a Stabbia ho chiesto ai più anziani se avevano memoria di episodi catastrofici. E nessuno di loro aveva mai visto niente del genere. Queste cose prima non accadevano su questo territorio".

Francesca Cavini