Un'aula
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Empoli, 23 febbraio 2021 - Gli alunni, nonostante le problematiche, trovano la maniera per sorridere anche in un contesto così difficile. Questo articolo è dedicato ad un’alunna di 2G dell’Istituto Comprensivo Empoli Est, che non sta vivendo un grande momento; anche per questo, i compagni di classe hanno voluto approcciare questo elaborato con leggerezza, ma non per questo senza la dovuta sensibilità. Questa pagina, infatti, è stata elaborata dalla 2G dell’Istituto Comprensivo Empoli Est in condizioni abbastanza anomale. Infatti, da giovedì 11 febbraio la classe è in quarantena in seguito all’accertamento di un caso positivo tra gli studenti. In queste condizioni non è stato semplice per i ragazzi organizzare un lavoro organico, ma alla fine sono riusciti nell’intento toccando alcuni aspetti curiosi della didattica da casa. Del resto, lavorare da remoto non è semplice per nessuno, a maggior ragione a 12 anni. Tanto per cominciare, i problemi di natura tecnica sono purtroppo all’ordine del giorno: connessione di casa difettosa, malfunzionamento della webcam, microfono che fa i capricci, sono solo tre delle innumerevoli criticità che si possono riscontrare nella quotidianità della Dad.

Fortunatamente i docenti sono sempre riusciti a svolgere il loro lavoro regolarmente a testimonianza degli sforzi fatti dalla scuola per arrivare preparata di fronte ad un momento così difficile. Passare molto tempo a casa, però, significa impigrirsi, ed è spesso demotivante. Anche se, a pensarci bene, una giornata tipica in modalità Dad permette all’alunno di svegliarsi un po’ più tardi del solito. In compenso, specie alla prima ora, il ragazzo è costretto a sorbirsi un appello chilometrico di quelli che non finiscono più,in cui il docente segna i presenti in modalità Dad in una maniera, quelli in presenza a scuola (in quanto hanno avuto la “fortuna” di essere assenti il giorno in cui il caso positivo, ignaro fino a quel momento, era presente a scuola) in un’altra. Espletate le formalità, la lezione vera e propria ha finalmente inizio; il docente, all’occhio “ogni tanto” attento dell’alunno, appare strabico in quanto anche il prof., poverino, non sa mai se guardare i pochi alunni in presenza o la webcam. Al di là delle battute, utili a stemperare una situazione complicata non solo per gli alunni ma anche per famiglie e docenti coinvolti, è apprezzabile il fatto che durante questa quarantena tutto il personale di scena (visibile e non), capendo il momento complesso, si stia adoperando al massimo per trasformare questo periodo in un’ennesima opportunità di crescita.

La didattica in presenza è un’altra cosa, i rapporti sociali in presenza non sono lontanamente comparabili con quelli via telefonino o social di ogni genere, ma l’idea è stata proprio quella di cercare di dare il massimo in un momento difficile non solo per la classe ma per tutta la società.