Valerio Aiolli (foto di Stefano Amantini, dal sito web di Voland)
Valerio Aiolli (foto di Stefano Amantini, dal sito web di Voland)

Firenze, 13 luglio 2019 - Quale sangue circolava nell'organismo vivente Italia tra la fine degli anni Sessanta alla prima metà degli anni Settanta, comprensivi delle stragi di Piazza Fontana e della Questura di Milano? Alle arterie affluiva lo scontro tra Usa e Urss, mentre sotto traccia agiva anche il disegno della via cinese che attraeva in modo sorprendente, quanto poco studiato, sia gli estremisti di sinistra che quelli ordinovisti della destra fascista, e cresceva nello scacchiere internazionale lo Shin Bet. La cosiddetta circolazione periferica assimilava le tossine fasciste di Ordine Nuovo, che avrebbero espresso personaggi oscuri, sempre sul filo del limite e dell'ambiguità, con non pochi doppiogiochisti pronti a barattare la propria immunità con l'accondiscendenza ai servizi segreti italiani deviati e non solo, talvolta giustapposti all'interno di uno stesso gruppo di militanti.

Valerio Aiolli con 'Nero Ananas' (ed. Voland), finalista allo Strega, ripercorre quegli anni offrendo alla ricostruzione storica gli strumenti della narrazione che consentono di cogliere elementi e movimenti che altrimenti sfuggono. Per comprendere una parte del terrorismo antizarista dell'ottocento è irrinunciabile la lettura dei 'Demoni' di Dostoevskij e per capire qualcosa di chi si armava o riarmava tra la fine degli anni sessanta in poi in Italia c'è bisogno di una narrazione che abbia alle spalle, come nel caso di 'Nero ananas', un robusto approfondimento storico e giudiziario (la mole infinita degli atti processuali) unito a una curiosità verso il profilo interiore dei protagonisti diretti e indiretti correlato a uno sguardo largo, corale, qual è per necessità di cose la vita di un Paese.
Lo studio della storia è una doverosa strada per leggere le cose oltre gli schemi prefabbricati, quelli per i quali, fino alla morte di Moro, ma anche dopo, esistevano solo "i democristiani di merda" o i comunisti mangiabambini e, naturalmente, i fascisti, quelli che con sufficienza omicida chiamavano Mariano Rumor, che si rifiutò di appoggiare un'involuzione autoritaria dell'Italia, 'Il Pio'. Se c'è una semplificazione che si può adottare di fronte a una realtà complessa è tra coloro che hanno creduto alla democrazia e quelli che l'hanno o l'avrebbero tradita.

Nel libro di Aiolli, il tentativo di una decifrazione storica di quella stagione si intreccia alla ricostruzione del profilo interiore dei protagonisti neri - o che si credevano protagonisti - di allora, con il loro carico di morte, vitalismo, anarchismo di destra e violenza, con i codici e le apparenze i più assurdi (ad esempio il "Dottore" che ama la famiglia e ha per amante la violenza che deve riportare l'ordine, il maoismo che va a saldarsi con il nazionalismo, il doppio gioco del “Samurai”, tuttora imprenditore in Giappone).
Ricuce i pezzi della Storia la voce narrante, quella di un ex bambino, espressivo di una famiglia che subisce direttamente gli effetti di quella stagione malata e avvelenata. Quella voce rivela, con il suo ricostruire la vita e la storia, cosa ha voluto dire la declinazione di quel clima in una famiglia "ordinaria" fino a scomporla, determinando una scelta di clandestinità di una figlia: la sorella mantiene nel fratellino-voce narrante un'àncora, ma intanto non si cura delle conseguenze sui suoi cari, sia che abbia scelto la clandestinità politica sia che, come si potrebbe interpretare, incarni il braccio sano dei servizi segreti pro-democrazia.
Aiolli è molto abile e rigoroso nel cogliere una complessità che passa per i rapporti familiari, per cui si sta accanto in uno stesso contesto affettivo tra persone diverse (nel caso di 'Nero ananas' i parenti in Calabria che sono ben vicini alla Destra di Ciccio Franco durante i moti di Reggio).

La lettura 'Nero Ananas' consente di esplorare i cortocircuiti mentali ed esistenziali dei terroristi presi in esame da Aiolli. Il senso corale da cui sono investite le esplosioni attuate da un piccolo gruppo o da chi si illude singolo in relazione ad abili manovratori viene evocato nella narrazione di Aiolli soprattutto nel capitolo dedicato alla strage della questura di Milano. Chi arriva suo malgrado a quell' appuntamento? Aiolli ricostruisce la quotidianità delle vite di chi viene travolto da quell'evento, la nobiltà di gente "ordinaria", la stessa che magari, come la voce narrante, accendeva la tv per seguire le olimpiadi di Monaco 1972 insanguinate dal terrorismo palestinese: “Le gare che vidi dal 6 settembre in poi non ebbero per me lo stesso sapore di quelle viste fin lì. Furono disputate nel campo sfocato della sopravvivenza, non più in quello nitido della vita”. 'Nero ananas' è un libro che rimane.

Presentazioni di 'Nero ananas' sono programmate venerdi 19 luglio 2019, alle 21.15, a Lido di Camaiore, al Festival 'Giallo d'Amare', con Giuseppe Previti; giovedì 8 - domenica 11 agosto 2019 a Corciano (Perugia) al 'Corciano Festival', con Matteo Cavezzali e Debora Omassi, giovedì 22 agosto 2019, alle 17.30, a Predazzo (Tn); venerdì 18 - domenica 20 ottobre al Book Pride di Genova e sabato 9 novembre 2019 al Pisa Book Festival.