'Lavorare stanca' di Cesare Pavese nell'edizione di Passigli
'Lavorare stanca' di Cesare Pavese nell'edizione di Passigli

Firenze, 24 ottobre 2021 - “Ogni giorno mi alzo con fatica...”. Giuseppe Panella (1955-2019) ha reinterpretato in modo originale e con un alto conseguimento di declinazione poetica il 'Lavorare stanca' di Cesare Pavese, che resta un pilastro della versificazione italiana del Novecento, pubblicato in prima edizione nel 1936 a Firenze.

Passigli ha rieditato quest'opera di Pavese, nella forma definitiva stabilita dall'autore nel '40, con interventi di Bruno Quaranta e Fabrizio Dall'Aglio che rendono conto del lavoro svolto per riproporre l'opera insieme ad altre poesie. “Questa nostra edizione – spiegano i curatori - ripropone 'Lavorare stanca' nella forma definitiva voluta dal suo autore, comprese le due importantissime prose critiche che la accompagnavano e le sei poesie che invece Pavese aveva espunto dall’edizione del 1943; a queste va ad aggiungersi il ciclo di poesie 'La terra e la morte', apparso su rivista nel 1947, a completare così l’intera produzione poetica pubblicata in vita da uno dei nostri scrittori più amati e che ancora oggi ha tanto da rivelarci”.

E' vero. La poesia di Pavese si può reinterpretare nel nostro tempo, anche sognando per quel ragazzo che, in 'Esterno', saliva in collina lasciando la fabbrica estenuante di allora per dare un senso alla vita e che oggi cerca lavoro, spesso senza trovarlo, indugiando in modo compulsivo sullo smartphone. “Lavorare stanca”, è vero, ma “alzarsi con fatica”, come interpreta Pavese la poesia di Panella, comunque alzarsi e prendere una direzione, venire incontro con senso di responsabilità e simpatia verso il prossimo, un po' come i paesani che accolsero “umanamente” l'autore confinato per antifascismo a Brancaleone Calabro. Anche 'Interno poesia' ha rieditato 'Lavorare stanca', con la cura di Alberto Bertoni e note al testo di Elena Grazioli. "Se si vuol racchiudere 'Lavorare stanca' in una formula - osserva Bertoni - la migliore rimane quella di 'sperimentalismo realistico', forgiata per le “poesie-racconto” che lo compongono da Edoardo Sanguineti, il quale le stimava proprio per la loro capacità di resistenza al 'trionfo, tutto novecentesco, della poesia come lirica'".
 

Michele Brancale