Firenze, 26 novembre 2020 - "Tre parole contro i pregiudizi", la maratona web in streaming che ha visto confrontarsi donne delle istituzioni, del mondo della cultura e dello sport, ha conquistato il pubblico. Una diretta coordinata dalla direttrice de La Nazione Agnese Pini che ha visto tre panel incentrati attorno altrettante parole: talento, successo, bellezza. Donne che hanno raccontato le loro esperienze, la loro carriera, le loro difficoltà. Donne conosciute e applaudite, come la cantautrice Paola Turci, che ha poi cantato un suo brano in omaggio alle donne. O come l'editrice Elisabetta Sgarbi, che ha raccontato le varie tappe professionali della sua carriera. 

Elisabetta Sgarbi: "Dall'editoria alla regia, le mie vocazioni"

Elisabetta Sgarbi

"Il coraggio di essere qualcosa fino in fondo ha dominato la mia vita. Quanto più si è verticali, tanto più si possono conoscere nuove strade - dice l'editrice e regista Elisabetta Sgarbi - Quanto più si è verticali, tanto più si possono conoscere nuove strade. Il coraggio di essere qualcuno ha dominato la mia vita. Ho dovuto studiare farmacia con una specializzazione in farmacologia per capire meglio cosa stavo studiando ma con sofferenza, perché mi sembrava di non andare nella mia direzione. Gianantonio Cibotto mi ha aperto le strade dell'editoria. Ho cercato di essere editrice fino in fondo, incontrando tanti scrittori che mi hanno fatto deragliare verso il mondo del cinema. E ancora, con la determinazione di dialogare con gli autori sono stata introdotta nel mondo della musica. Sono così diventata editrice musicale, sperimentando questa branca dell'editoria, diversa ma suggestiva. Essere qualcuno fino in fondo significa scoprire la varietà del mondo". 

Stephanie Ohrstrom: "Spero di essere un modello calcistico per tante bambine"

Stephanie Ohrstrom

La passione come mezzo per far uscire fuori il talento. "Ho sempre giocato a calcio con i cugini e non vedevamo l'ora di avere cinque anni per giocare con una squadra - dice Stephanie Ohrstrom, portiera della Fiorentina -. Sono molto fortunata: i miei genitori non mi hanno mai creato problemi rispetto alla strada che ho scelto. Le bambine hanno bisogno di capire che possono avere successo e trovare la loro strada, per questo ho scritto un libro per dare loro un modello".

Silvia Avallone: la letteratura per emergere dagli stereotipi

Silvia Avallone (foto Schicchi)

"La letteratura è stata da sempre la mia grande passione. Leggendo potevo sognare anche di uscire dalla provincia e entrare in quelle città dove le cose accadevano - dice Silvia Avallone, scrittrice, che ha da poco pubblicato il suo nuovo libro, "Un'amicizia", con Rizzoli - Ho avuto la voglia di essere diversa dagli stereotipi in cui ci ingabbiano certi cliche, alimentati soprattutto dal web". Una delle parole su cui ci si sofferma è "Amicizia", che poi è l'ingrediente dell'ultimo libro della Avallone: "L'amicizia, la sorellanza, è una proiezione di noi stessi. E' un uscire dall'occhio vigile dei genitori. L'amicizia ci catapulta nel mondo ed è un grande mezzo per essere libere. La figlia femmina subisce molto lo sguardo di tua madre, quello che la madre desidera è una catena che bisogna in certi casi riuscire a rompere. L'amiciizia è come un laboratorio della tua identità e di libertà". 

Paola Turci: "Ecco perché sono femminista"

Paola Turci

"Quando ero adolescente fui picchiata da un fidanzatino - dice la cantautrice Paola Turci - Erano gli inizi degli anni Ottanta e a quel tempo non c'erano strumenti per reagire. Semplicemente non si denunciava, semplicemente non si parlava di questo. Tutto ciò mi ha fatto diventare la femminista che sono. Ho reagito, ma ho reagito da sola".

Paola Turci durante la performance

"Persiste una differenza sociale tra uomini e donne e questo mi ha portato a essere molto guardinga - dice Paola Turci - Prima non mi domandavo se fossi sola o no, lo ero e agivo di conseguenza secondo la mia idea. Quando sono stata picchiata da questo ragazzo per gelosia e in modo inavvertito e sorprendente io glielo ho detto, 'la prossima volta ti mando in galera'. Quindi avevo ben presente che quello era un reato. Purtroppo lo ha rifatto, sono scappata, sono riuscita a divincolarmi e scappare. Non lo ho denunciato. Oggi molte donne denunciano, però non sono tutte, non sono ancora tutte".

Beatrice Venezi: "La calunnia sempre in agguato"

Beatrice Venezi

"Il venticello della calunnia è sempre pronta a venir fuori e tipicamente colpisce le donne". Beatrice Venezi, che fin da molto giovane è stata applaudita dalle platee di tutto il mondo, parla di "una violenza del linguaggio che ci portiamo dietro, una violenza culturale: il fatto che le donne non abbiano parità di accesso alle posizioni apicali e che non ricevano lo stesso salario". La Venezi parla della sua esperienza personale: "Mi sono dovuta conquistare tutto e le critiche sono arrivate sempre per il mio aspetto esteriore, per come ero vestita, mai per come avevo interpretato la musica".