Elettra Gullè
Cronaca

La scuola e l’intelligenza artificiale. “Il prof potrebbe diventare un avatar?”

Tanti gli interrogativi aperti, tra opportunità e molti rischi. Se ne è discusso al convegno ‘Chi ha paura dell’IA?’, organizzato da DirigentiScuola, associazione professionale-sindacale di presidi

1-INTELLIGENZA ARTIFICIALE 1

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Firenze, 15 dicembre 2023 – Il professore trasformato in avatar, le operazioni più ripetitive e noiose delegate all’intelligenza artificiale, a vantaggio di altre competenze. L’intelligenza artificiale è tra noi. Ma che ruolo può giocare all’interno delle aule scolastiche? Se ne è discusso ieri mattina al Social Hub di viale Lavagnini durante il convegno ‘Chi ha paura dell’IA?’, organizzato da DirigentiScuola, associazione professionale-sindacale di presidi. Tra i presenti, il docente UniFi Vincenzo Vespri, consigliere del ministro dell’Istruzione Valditara per l’intelligenza artificiale, Daniele Nardi, direttore del Laboratorio Nazionale intelligenza artificiale, ed il presidente nazionale DirigentiScuola Attilio Fratta. “Le scuole non sono ancora attrezzate per accogliere le potenzialità dell’intelligenza artificiale, ma lo possono diventare - la premessa della dirigente Rita Gaeta, organizzatrice dell’incontro -. L’utilizzo di droni e di robot è comunque già realtà in alcuni istituti con un approccio innovativo e interattivo. Certo, il rischio che l’intelligenza artificiale diventi uno strumento per bypassare lo studio c’è. Ma è un problema già insito nella rete”.

Nel liceo Poliziani di Montepulciano (Siena), l’intelligenza artificiale è in classe. “E’ da tanto che lavoriamo sulle nuove tecnologie e la realtà aumentata. È stato dunque un processo naturale”, dice il preside Marco Mosconi. Ecco che i ragazzi coi loro device digitalizzano ciò che fanno in laboratorio. “Siamo all’inizio di una rivoluzione e non abbiamo alcuna certezza riguardo a quel che il futuro ci riserverà. È certo però che l’intelligenza artificiale sta per abbattersi come una slavina sulla scuola - le parole di Vespri -. È gravissimo pensare che chatGPT sia onnisciente. Capita che da presupposti giusti arrivi a conclusioni sbagliate. Ma un conto è se il docente fa da filtro. Ma il ragazzo da solo?”. Se “la didattica ed il tutoraggio personalizzato appaiono gli scenari migliori” che possiamo ipotizzare, Vespri immagina anche una scuola in cui “forse si possono sostituire competenze più ripetitive con altre più affascinanti. Si va verso una società più integrata. L’insegnamento deve cambiare, ma l’obiettivo resta quello di formare criticamente le persone, altrimenti la macchina avrà la meglio, con tutti i rischi del caso”.

E i rischi sono enormi: dalle tesine già ora fatte con chatGPT agli scenari davvero catastrofici. “L’intelligenza artificiale può riuscire a modificare i codici. In mani sbagliate, può far entrare facilmente perfino nei sistemi delle centrali nucleari - mette in guardia Mauro Lombardi, docente di economia dell’innovazione ad UniFi -. Insomma, da un lato abbiamo uno strumento potentissimo capace di fare associazioni che un ricercatore non riuscirebbe a fare in una vita intera, dall’altro grandi rischi all’orizzonte”. Marco Maggesi è professore di Logica Matematica ad UniFi: “Alcuni studenti usano molto l’intelligenza artificiale, altri poco o nulla. Chi la usa bene, la maggioranza, cerca materiali per avere rapidamente accesso ad un vasto campo di conoscenza. Certo, c’è anche chi prova a fare il furbo.. ma si tratta di casi sparuti. Paura? Certo che c’è. Ma ci fu anche quando fu introdotta la calcolatrice…”.