Abetone (Foto di archivio)
Abetone (Foto di archivio)

Firenze, 23 novembre 2020 - Il covid in Toscana potrebbe condizionare anche lo sci. E in particolare le migliaia di appassionati pronti a invadere le stazioni sciistiche della regione: dall'Abetone all'Amiata, la situazione è attualmente incerta.

Non ci sono ancora decisioni definitive da parte del Governo. Ma certo affollare funivie e piste pur in presenza di un indice Rt di contagio che si abbassa sembra impensabile.

E allora, quali sono le ricette per salvare un comparto che solo in Toscana vale milioni e milioni di euro? Le vacanze di Natale sono il momento clou per l'industria  della montagna e la situazione è di grande incertezza. Dalla Brignone a Tomba, sono poi molti i campioni e gli ex campioni di sci che chiedono che gli impianti, pur in sicurezza, vengano aperti. 

Toscana, i dati dell'industria della montagna

Sono 99 i km di piste in Toscana nei vari comprensori. Tra quelli più conosciuti ci sono l'Abetone sulla montagna pistoiese, il Monte Amiata sui versanti grossetano e senese e il complesso di Zum Zeri nel nord della regione e che si estende anche su Emilia Romagna e Liguria. Il comprensorio dell'Abetone è il più alto: tocca infatti i 1892 metri. Sulla montagna toscana e sullo sci gli investimenti sono stati molti in questi due anni, anche e soprattutto con la Regione Toscana e l'Agenzia regionale Toscana Promozione Turistica. 

Thoeni: "Gli impianti possono riaprire in sicurezza"

«Sarebbe una brutta notizia non aprire piste da sci, noi viviamo di questo. Si può sciare in sicurezza, al massimo sono più le funivie il problema. Al governo dico che da noi si potrebbe sicuramente aprire, siamo una località piccola e la gente si può tenere a distanza». A parlare, ospite di Rai Radio1, a Un Giorno da Pecora, è l'ex campione di sci altoatesino Gustav Thoeni, che gestisce un'attività alberghiera a Trafoi.

Le preoccupazioni dei maestri di sci

Consapevoli delle difficoltà attuali del nostro Paese, i maestri di sci italiani esprimono grande preoccupazione per l'ormai sempre più imminente stagione turistica e invernale. Giuseppe Cuc - presidente del Collegio Nazionale dei Maestri di Sci e dell'Associazione Valdostana Maestri Sci - auspica che le decisioni del Governo non vadano a penalizzare l'intera categoria. Sarebbe un danno enorme, irreparabile, se il Governo confermasse le notizie circolate in queste ore, sulla possibilita' di non aprire gli impianti per le festività natalizie. Un periodo che ha un peso importante nel bilancio delle scuole di sci e dei maestri di sci.

Le parole dell'Unione nazionale comunità enti montani (Uncem)

"La stagione invernale deve iniziare. Le Regioni, con gli impiantisti e le loro organizzazioni, con gli Enti locali stanno facendo il massimo. Per definire regole chiare per la riapertura. Code da gestire e contingentare, riduzione del numero di persone nelle telecabine, organizzazione e distanziamento per annullare il rischio di contagi. Tre punti fermi, già chiari a tutti i proprietari e i gestori degli impianti, condivisi. Azzerare il rischio, primo imperativo. Rischio che di certo non vi è in pista, sugli sci o sulle ciaspole, sugli snowboard. Chi sta in queste ore dicendo che la montagna può portare contagio sbaglia di grosso. Come quelli che dicono 'prima le scuole dello sci' ovvero 'prima i negozi'. Errore. Perchè sono piani diversi, da non unire e da non confondere". Lo affermano, in una nota comune, Tiziano Maffezzini, Presidente Uncem Lombardia, e Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.