Sanità toscana, bilancio in bilico: mancano all’appello almeno 200 milioni. Spiragli da Roma

Si è aperto il confronto tra il governatore Giani e il ministro Schillaci. Sul tavolo la questione del payback che pesa per 420 milioni totali dalle aziende fornitrici di dispositivi medici per gli anni dal 2019-2022

Firenze, 8 dicembre 2023 – Dieci giorni per capire se la Toscana potrà contare, almeno in parte, sui soldi del payback. Si è concluso con questo impegno l’incontro di ieri tra il presidente della Toscana Eugenio Giani e il ministro alla sanità Orazio Schillaci. Un’occasione, appunto, per approfondire la questione del payback che sta condizionando pesantemente l’elaborazione del bilancio della sanità Toscana. Sul tavolo ci sono ben 420 milioni di euro, teoricamente dovuti per quattro annualità dal 2019 al 2022.

Il meccanismo, previsto per legge, prevede infatti la restituzione, da parte delle aziende del comparto sanità, di un importo pari al 50% delle spese in eccesso effettuate dalle singole Regioni. In pratica, le ditte fornitrici di dispositivi medici sono tenute a concorrere al ripianamento dell’eventuale superamento del tetto di spesa regionale per gli acquisti di dispositivi, come letti o bisturi, stent e siringhe, mascherine e protesi. Una norma fortemente ostacolata dalle aziende stesse, che hanno presentato ricorso. Così la questione è approdata al Tar del Lazio che, a sua volta, ha rimandato la palla alla Consulta. E in attesa di un pronunciamento della Corte costituzionale, tutto è congelato. Ma alla Regione quei soldi servono, e in fretta. Da qui l’appuntamento col ministro per provare a trovare una soluzione.

"È stato un incontro costruttivo e concreto – ha commentato Giani -. Il ministro ha compreso e preso atto della necessità di dare una risposta ai crediti che la Regione Toscana vanta sul payback sui dispositivi medici e poterli così inserire come voce attiva nel bilancio 2023 della sanità. Si tratta di una legge nazionale che obbliga dal 2015 le aziende fornitrici a restituire una quota fissa una volta superato un determinato tetto di spesa sull’acquisto di materiali. Al ministro ho ricordato come l’anno scorso il payback è stato accolto per quattro annualità, dal 2015 al 2018, e ho chiesto che lo stesso possa accadere quest’anno, iscrivendo a bilancio i crediti del payback di quattro anni oppure voci compensative di pari importo. Il ministro mi ha detto che capisce la legittimità della richiesta, ma che sente di dover condividere il da farsi con il ministero di economia e finanza. Ho visto uno spirito costruttivo".

Tre sarebbero le ipotesi: il riconoscimento totale dei 420 milioni di euro del payback; un riconoscimento parziale, pari a circa 200 milioni che, comprimendo tutte le spese di parte corrente, consentirebbe comunque di chiudere il bilancio; o ancora l’individuazione di fondi alternativi. Fra dieci giorni si capirà quale strada sia percorribile.