LUCA TAVECCHIO
Cronaca

Roberto Saviano, l’amore e il sesso nella vita dei boss: “La passione è un pericolo per il potere”

Lo scrittore presenta il suo nuovo libro “Noi due ci apparteniamo” nella sede de Il Giorno: “I sentimenti che subiscono costrizioni o codici diventano tragedia”

Milano – Leoluca Bagarella, il feroce killer della mafia tra gli ideatori della strage di Capaci e di centinaia di omicidi, si preoccupa di portare ogni giorno un fiore alla sua donna, ma anche il boss della Camorra Paolo Di Lauro che segue ovunque la sua giovane amante mentre infuria la faida di Scampia, o la terribile vicenda di Maria Concetta Cacciola, la sposa bambina della ‘Ndrangheta “colpevole” di volere una vita diversa e di essersi innamorata di un ragazzo lontano dai clan. 

Storie di amore e di sesso dentro le organizzazioni criminali. Sentimenti, tenerezze ma anche violenze che hanno costruito e distrutto dinastie e che gettano una luce diversa sui protagonisti, e le protagoniste, della malavita. “Studiando queste vicende, mi sono trovato davanti personaggi che non avrei pensato capaci di vivere amori così puri”, spiega Roberto Saviano durante la video intervista con Agnese Pini, direttrice di QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione e Luce! presentando il suo nuovo libro “Noi due ci apparteniamo” (Fuoriscena). 

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Eppure i nomi eccellenti di Cosa Nostra, della Camorra e della ‘Ndrangheta si sono trovati coinvolti, e spesso travolti, dall’amore. Che – racconta Saviano – all’interno delle logiche criminali “diventa un pericolo, perché l’amore non può subire nessuna forma di costrizione o di codice”. Nelle storie raccolte nel libro – sottolinea l’autore – “quando arriva l’amore c’è sempre un pegno da pagare. Perché l’amore, tra l’altro, pretende felicità e la vita dentro alla dinamica di potere, criminale o legittimo, è sempre infelice. Il potere è sempre responsabilità e sofferenza. E non è mai innocenza”.

Un esempio è proprio quello di Leoluca Bagarella, nome che viene associato ai peggiori orrori della mafia, “che era davvero innamoratissimo di Vincenzina Marchese. E proprio il loro amore poteva forse salvarlo, fargli cambiare vita. Però succede che Vincenzina si suicida, dopo due aborti spontanei, perché non riesce a dare un figlio maschio al boss. Ecco quindi il pegno da pagare, l’amore che subisce la regola, e che diventa tragedia. L’orrore dell’ordinato”.

Perché se l’amore non rientra in alcuna logica, tanto meno può piegarsi a quella inflessibile delle organizzazioni criminali. Che fondano la capacità di perpetrarsi nei secoli – “ricordiamoci che la mafia è la più antica organizzazione che abbiamo in Italia dopo la Chiesa” – proprio nel rispetto di quelle regole. Che non ammettono eccezioni. Le multinazionali del crimine hanno un’assoluta necessità di controllo. “Se c’è una costante nelle storie di questo libro – dice Saviano – è proprio in questo: l’amore è una variabile che quando viene controllata non può che portare alla tragedia”.

Farsi coinvolgere, mettere il cuore al di sopra della ragione, è un rischio che i criminali non possono correre. “L’uomo innamorato vuole vivere, vuole consumare la sua passione. Il capo invece è colui che non ha paura di morire, che è disposto a morire per il potere. Le femmine  – dicono i camorristi – ti fanno odiare la morte. L’amore quindi indebolisce la figura del capo”.

Per questo – dice ancora Saviano – “l’amore vero, quello innescato dalla voglia di fare del bene e ricevere del bene, può essere solo un’eccezione che i boss si concedono per un brevissimo tempo. Perché in fondo, nelle logiche criminali, l’uomo che ama è sempre un mezzo uomo”. Ed è per questo che la figura dell’amante è vissuta come “liberatoria, una figura che non sottostà alla regola della famiglia, dell’ordine, del profitto, della responsabilità”. Ed è forse qui il messaggio, sotterraneo, più inquietante del libro: “Siamo sicuri che queste storie siano così lontane dalle convenzioni che viviamo nel nostro tempo?”.