Città di Castello, il parroco che benedice i telefonini: “Dio sta nelle cose di tutti i giorni”

Don Giorgio Mariotti: "Lo smartphone è un mezzo, come la barca che Gesù usò per parlare ai fedeli". Un santino di San Biagio: "E’ il protettore della gola, dalla quale occorre che escano parole buone"

Don Giorgio Mariotti, 74 anni. Benedice i telefonini cellulari affidandosi a San Biagio
Don Giorgio Mariotti, 74 anni. Benedice i telefonini cellulari affidandosi a San Biagio

Città di Castello (Perugia), 30 gennaio 2024 – Telefonare, chattare, navigare sotto lo sguardo attento di San Biagio, tradizionalmente il protettore della gola, degli otorinolaringoiatri e ora anche dei telefonini e di chi li usa.

L’idea è di don Giorgio Mariotti, sacerdote 74 enne di Citta di Castello, che approfitta gli smartphone per mettere i fedeli e non solo con comunicazione nel modo giusto con gli altri, ma anche con nostro Signore.

Domenica prossima, nella parrocchia di Nuvole dopo la messa delle 11.15, in occasione della festa del santo, il sacerdote benedirà i telefonini e distribuirà un’immaginetta adesiva di san Biagio da attaccarvi sopra, garanzia tangibile della protezione del santo.

Don Giorgio, ma il cellulare è il diavolo?

"Ma no, per carità. E’ un mezzo. Gesù stesso usa i mezzi del suo tempo quando chiede la barca al pescatore Pietro per parlare alla gente sul lago di Galilea. I santi stessi hanno utilizzato gli strumenti che avevano a disposizione per l’evangelizzazione, basti pensare a S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti".

Lo possiamo però definire un idolo per tanta gente?

"Si, purtroppo può esserlo. Occorre vedere l’uso che se ne fa. Nella nostra libertà possiamo scegliere di esagerane nell’uso o adoperarlo male. Per questo chiedo la benedizione di Dio su questo mezzo, che va usato evangelicamente, per l’amore del prossimo e di Dio".

Qualche esempio per usarlo bene?

"Ci sono app e siti che ci parlano di Dio: dalla guida alla meditazione, alla preghiera, compresa quella della Liturgia delle Ore, fino a siti come Vatican.va (ma non solo) con le omelie da Papa, le notizie sulla chiesa, l’azione del Magistero. Cose concrete, vagliate per mezzo dello Spirito santo".

La preoccupa l’intelligenza artificiale?

"No non mi preoccupa. Come dice anche Papa Francesco è un mezzo che il progresso mette nelle mani dell’uomo. A lui e alla sua coscienza sta il modo di utilizzarla. A questo dedicheremo come parrocchia di Piosina e poi come diocesi tifernate due momenti di riflessione. Nel secondo inviteremo padre Pietro Benanti, francescano, uno dei maggiori esperti di AI in Italia e membro di una apposita commissione di studio creata dal Governo".

Ma quale è il senso della benedizione?

"La benedizione è un sacramentale, è un modo di portare Dio nelle cose che facciamo o usiamo tutti i giorni. Un renderle sante affidandole a Dio. Il santino di San Biagio da attaccare allo smartphone ci ricorda proprio questo".

Ma perché tra i tanti proprio San Biagio?

"A me sono state affidate cinque parrocchie, tra cui San Biagio di Nuvole. Mi venne questa idea per ravvivare la fede in nella parrocchia, attirando la gente con qualcosa che le interessasse in questo tempo, come appunto il cellulare, che è in mano a tutti. San Biagio è tradizionalmente protettore della gola, sede proprio della voce e da essa possono uscire cose buone e cose non buone".

Lei ha iniziato le benedizioni nel 2015: la gente come ha risposto?

"Molto bene, tanto che la cosa si è diffusa in tutta Italia fino ad essere adottata da altri sacerdoti e anche da un vescovo (mons. Francesco Oliva pastore della Diocesi di Locri- Gerace,ndr). A dire la verità l’idea parte da più lontano, quando pur convertito non ero ancora prete ma un commerciante, affascinato dalle nuove tecnologie. Mi colpì che alla City di Londra, il quartiere degli affari, un pastore anglicano benediceva ogni anno i computer. Da lì nasce l’idea".