Le indagini e, nel riquadro, la vittima
Le indagini e, nel riquadro, la vittima

Arezzo, 28 agosto 2019 - Gli ingredienti del giallo d’agosto ci sono tutti. Il femminicidio, l’ennesimo di una serie che non pare finire mai, la vittima, una sessantenne brasiliana che riceveva per appuntamento, ritrovata nuda dalla cintola in giù, con la testa spaccata, ai piedi del letto cui era legata con un nastro, il marito che per primo ha dato l’allarme dal mare in cui era in vacanza insieme a un’altra donna e che apparentemente non c’entra perchè ha un alibi a coprirlo, il dubbio di una lite finita male con un cliente, il sospetto pruriginoso ma considerato non molto credibile di un gioco erotico.

Il tutto all’ombra del colle di Santa Maria delle Grazie, periferia di Arezzo ormai invasa da ville e villette a schiera, a due passi dalla Villa Wanda che fu di Licio Gelli. Ipotesi tante, soluzioni per ora nemmeno una, anche in attesa dell’autopsia che si svolgerà oggi e che servirà forse a dare qualche certezza in più. Sull’orario di morte, innanzitutto, che parrebbe risalire alla mattina di lunedì ma i medici legali potrebbero anche retrodatarlo alla tarda domenica, e anche sulle cause: strangolamento, botta in testa o un concorso di questi due scenari?

La notizia del ritrovamento di Maria Aparecida Venancio De Sousa piomba su una città ancora sonnolenta per le ferie nel tardo pomeriggio di lunedì. Il primo allarme lo lancia il marito da Marina di Grosseto: la moglie, sulle spalle della quale vive secondo le prime indagini, non gli risponde al telefono.

Lui chiama la padrona di casa di una palazzina a due piani che i vicini descrivono come quantomeno equivoca, lei scende al piano della strada del pied-a-terre (un paio di stanzette) in cui la sessantenne vive e si prostituisce, batte forte contro il portone, come descrive una vicina, prova ad alzare la serranda.

Niente. Lei, il marito o tutti e due avvertono i vigili del fuoco, che forzano il portone e si trovano dinanzo l’orrore. La donna riversa e col legaccio al collo, apparentemente senza ferite, anche se poi il professor Mario Gabbrielli, dell’università di Siena, subito allertato dal Pm di turno Chiara Pistolesi, individuerà il segno del colpo in testa.

Comunque sia, ci vogliono pochi attimi per capire che non è suicidio ma un delitto, il classico delitto dinanzi al quale c’è da rompersi la testa per capire il chi e il perchè. Le indagini, affidata alla Mobile e al suo capo Francesco Morselli, partono subito, mentre sulla palazzina calano le tenebre.

La prima certezza, ma ci vuol poco visto il fiume in piena del racconto dei vicini, è che nella palazzina ci fosse un via-vai continuo legato al mondo della prostituzione. Non solo Maria De Sousa, ma almeno altre tre ragazze di origine sudamericane, a giudicare dai nomi che figurano sui campanelli e sulle cassette della posta, con tanto di numero di cellulare per prendere appuntamento.

Il primo a finire sotto la lente di ingrandimento è proprio il marito, italiano, poco più grande di Maria, che con lei divideva spesso una cena nella vicina pizzeria ma quasi mai il pied-a-terre. Rientra dalla Maremma nella notte e viene subito sentito in questura. L’alibi sembra reggere, confermato dalla donna che era con lui e da altri testimoni.

Ma resiste finchè l’orario di morte resta quello, se no torna tutto in discussione. E allora il primo pensiero va a un cliente, qualcuno che ha discusso violentemente con la brasiliana e l’ha colpita. Però anche qui qualcosa non torna. Uno con un profilo del genere di solito uccide d’impeto, magari con un corpo contundente non ancora individuato, ma poi scappa in preda al panico.

Difficile pensare che pensi anche a un legaccio. In ogni caso, gli inquirenti hanno sequestrato il cellulare di lei e adesso stanno scandagliando le telefonate (gli appuntamenti?) degli ultimi giorni. C’è poi il lavoro della polizia scientifica: eventuali impronte e tracce di Dna rimaste nella stanza in disordine. Il giallaccio dell’estate è più aperto che mai.