Editoriale

Scuola: oltre le polemiche. La realtà che cambia

Si presume che entro dieci anni, in Italia, ci saranno circa un milione di studenti di origine straniera (Foto archivio Ansa)

Si presume che entro dieci anni, in Italia, ci saranno circa un milione di studenti di origine straniera (Foto archivio Ansa)

Firenze, 31 marzo 2024 – Da Prato, in relazione alla polemica innescata sulla composizione delle classi della nostra scuola, arriva un messaggio chiaro: la società cambia, le etnie si incontrano, ci può essere un futuro insieme. Questo ci dice la fotografia della scuola che la città del tessile vive ormai da decenni: la percentuale di studenti stranieri è in media del 35%, con punte fino al 75% e classi simbolo con 18 etnie diverse tra i banchi e un solo studente italiano. Non c’è mai stata una rivolta perché la realtà dei fatti parlava di una città con oltre cento etnie presenti. Un problema, certo, e una potenziale ricchezza. Prato, con difficoltà, ha trovato, nel corso degli anni, equilibrio tra un estremo e l’altro. Di fatto ora a Prato c’è lavoro per tutti anche se non per tutti è lavoro rispettoso di leggi e persone. A scuola, dalle primarie in su, la multietnicità è realtà: con molti sforzi, il corpo docente, la fa diventare valore che germoglia. Prato dimostra che una società diversa può esistere e crescere.

Le chiamate di stranieri in Italia secondo i flussi programmati (i famosi “click day”) sono insufficienti alle necessità. In Toscana e in Umbria i campi coltivati hanno bisogno di più manodopera, così come il terziario, eccellenza dei nostri territori, e le pmi. Non si può fermare il cambiamento sotto i nostri occhi, può essere governato con lungimiranza in nome delle regole che devono valere per tutti. Il futuro è quello che Prato, microcosmo senza confini, disegna. E allora se lo sguardo deve andare oltre gli egoismi, illuminano le parole del vescovo di Prato Giovanni Nerbini: "La croce avvicina ogni uomo e ogni donna a coloro che soffrono, riflettere sulla croce di Gesù vuol dire riflettere sui mali dell’uomo e ci insegna ad essere aperti e sensibili verso coloro che sono portatori di una sofferenza. Guardare la croce non ci deve spaventare, perché ci richiama all’esperienza della resurrezione della domenica, che segue di poco il venerdì della sofferenza".