Firenze, 2 ottobre 2019 -"Ciò che l’Appennino ha sempre diviso, oggi il sogno unisce. Il sogno di un progetto a cinque cerchi. Firenze e Bologna insieme. Toscana ed Emilia Romagna insieme. A braccetto per andare oltre l’onirico e portare i Giochi del 2032 in Italia. Perché di Olimpiadi italiane si parla. Italiane sì, ma con un cuore pulsante tosco-emiliano. I primi battiti di questa creatura hanno risuonato ieri a Palazzo Strozzi di Firenze, contagiando le personalità del mondo economico, sportivo e istituzionale di entrambe le regioni al forum ‘Olimpiadi 2032 - Firenze e Bologna oltre il sogno’ promosso da Quotidiano Nazionale, La Nazione e il Resto del Carlino che ha visto come testimonial la giocatrice azzurra di volley Sylvia Nwakalor e presente il direttore di Qn Michele Brambilla. «Questa giornata speciale – ha ricordato la direttrice de La Nazione Agnese Pini – voluta dal nostro editore Andrea Riffeser Monti, è nata dall’idea un po’ folle del sindaco fiorentino Dario Nardella. Idea che ha raccolto un sorprendente entusiasmo. E che in pochissimo ha contagiato tutti in Emilia e in Toscana. Ciò ci ha fatto capire che Firenze e Bologna devono giocare nella stessa squadra, senza paura né campanilismi».
 
Di follia ha parlato anche il direttore de il Resto del Carlino, Paolo Giacomin, il quale ha rilanciato. «Folle è non pensare a realizzarlo questo sogno. Abbiamo le carte in regola per provarci». E ha aggiunto che «se la doppia candidatura andasse in porto, sarebbero certo le Olimpiadi dell’Italia». Al Paese unito si è rivolto l’ex premier Romano Prodi: «Firenze e Bologna facciano le Olimpiadi Italiane, coinvolgendo tutti. Insieme possiamo vincere qualsiasi sfida, ma senza produrre deficit come accaduto in altre circostanze. Prima cosa: creare un comitato che si metta al lavoro. Poi avanzare la proposta al Coni». È stato il promotore dell’idea, il sindaco di Firenze Dario Nardella, a confermare l’approccio allargato al progetto: «In questo percorso è ragionevole coinvolgere Roma, anche se nel passato quella candidatura alla portata, è stata lasciata andare. Possiamo però sviluppare reti che ci consentano di toccare altri punti del Paese: il Cio non individua solo una città, ma delle aree». «Non dovrà essere – gli ha fatto eco il collega di Bologna, Virginio Merola – l’Olimpiade di una città, ma un’Olimpiade che rappresenti le bellezze di un Paese. Abbiamo acceso la miccia, ora bisogna lavorare per avanzare la candidatura: vanno costruite relazioni e realizzato un piano delle infrastrutture». Quelle stesse infrastrutture che «oggi – ha detto il governatore toscano Enrico Rossi – da noi sono in ritardo rispetto all’Emilia Romagna. Rischiamo che il sogno diventi un incubo ed è essenziale colmare il gap nei collegamenti (alta velocità, aeroporto di Firenze, terze corsie autostradali, Tirrenica), realizzare opere senza sprechi e allearsi con altre città, vedi Roma». Strategie condivise dal presidente Stefano Bonaccini: «È una grande occasione di rilancio infrastrutturale, che può vedere sinergie nell’asse con la Toscana. Noi siamo pronti».
 
I presupposti ci sono. Lo ha palesato l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. «È una partita che può concludersi solo positivamente. Non è certo che realizzeremo le Olimpiadi, ma è sicuro che, iniziando a lavorare, integreremo una delle aree che costituisce un’eccellenza del Paese». E le eccellenze sono scese in campo, con adesioni al dibattito di città come Ravenna e Arezzo tanto per citare le più entusiaste. Ruolo decisivo, dopo l’insediamento del comitato, sarà quello del Coni. Il presidente fiorentino Eugenio Giani ha annunciato che illustrerà a Roma l’ambizione di Firenze e Bologna. «Porterò al presidente Malagò e al Consiglio La Nazione e il Resto del Carlino. Ho grande fiducia». Insomma, i Giochi sono tutt’altro che fatti, ma chi dice che Toscana ed Emilia non possano farcela?