La nonna influencer ci insegna a vivere: “Il mio Natale? Pane e olio, l’importante è stare insieme”

L’intervista a Silvana Bini, milioni di follower grazie alle sue ricette come una volta. E i prodotti del forno della sua famiglia ora andranno in America

Nonna Silvi nel laboratorio del forno gestito dal figlio

Nonna Silvi nel laboratorio del forno gestito dal figlio

Firenze, 25 dicembre 2023 – “Un Natale da bambina? Sette fratelli, il babbo e la mamma. Se andava bene una calzetta con qualche caramella, ma l’importante era stare insieme”. A parlare è Silvana Bini, conosciuta da milioni di follower come Nonna Silvi, il volto del forno Martini a Castelfiorentino e Montelupo Fiorentino. L’attività è del figlio Marco supportato a sua volta dai figli Gabriele e Simone. Le sue prime parole per questa intervista, a dire il vero, sono state (letteralmente) “La Nazione? Mi scusi ma io improvviso perché tanto siamo così, genuini, si va a braccio. Dica pure”.

Silvana lei veicola la tradizione, ed è conosciutissima, attraverso mezzi di comunicazione che usano i giovani. Come fa a conciliare artigianalità e tecnologia?

"Non faccio nulla di speciale. Quello che vedete sulle piattaforme (ho imparato questa parola nuova per me!) è semplicemente la mia giornata di lavoro. Dalla mattina che mi alzo felice alla sera che vado a letto mi rendo utile per la mia famiglia. Certo, ora ho un po’ meno forze e ultimamente ho anche imparato a comandare, ma tanto non mi ascolta nessuno (ride). E poi brontolo, questo non può mancare”.

Lei è sicuramente un fenomeno social, ma non è un periodo d’oro per gli influencer. Che ne pensa?

"Che se ho la pensione minima e spendo 10 euro per comprare un pandoro perché so che cinque vanno in beneficenza e poi non è così resto delusa. Sa quante persone si sono sentite prese in giro? Tante. E non è giusto perché c’è chi patisce la fame”. 

Come si svolge la sua giornata? In particolare sotto le feste che i ritmi sono molto accelerati per un’attività di forno e pasticceria come la vostra

"Mi alzo presto, aspetto mio figlio che finisca il giro di consegne che passi a prendermi e alle 7 arrivo al forno accendo la lavastoviglie, pulisco i carrelli, se c’è da lavare piatti li lavo… poi mi dedico ai cantucci e ad altri prodotti, ma in generale mi impegno per essere utile: quel che c’è da fare si fa. Sperando sempre che continuino a esserci le ordinazioni. Poi preparo il pranzo e mangiamo qualcosa tutti insieme. L’altro giorno ho cucinato salsiccia e fagioli: sono garbati parecchio. “Ma erano pochi” (le fa eco il nipote Gabriele che segue la nonna Silvana per tutto quello che riguarda la comunicazione, ndr)”.

E sulla tavola di questi giorni che dolce non deve mancare?

"Panettone, pandoro e ricciarelli. Poi se piacciono i cavallucci, i cantucci. Noi ne produciamo una grande varietà, gli ultimi ideati sono al tartufo, siamo andati a prenderlo a San Miniato”.

Sempre di più il Natale è vissuto con grande ansia, con fatica per le ragioni più disparate. C’è una ricetta (emotiva in questo caso) per riappacificarci con noi stessi e quindi anche con gli altri e godersi la famiglia?

"Credo che sia utile provare a pensare a chi sta peggio di noi. Io penso ai paesi che sono in guerra. Quante persone soffrono per questo? C’è chi ha tutto e chi non ha nulla. Mi sento molto dispiaciuta per chi è così sfortunato, per chi non ha scelta. Nel mio piccolo prego, mi affido alla fede perché credere mi dà speranza”.

Ci racconta un ricordo del suo Natale di bambina?

"Si va indietro nel tempo! Ma noi vivevamo alla giornata, sono la terza di sette fratelli. Io ero il ‘frate da cerca’. Andavo a bussare alle porte e qualcuno mi offriva sempre o frutta o le olive, un po’ d’olio. Ricordo bene che mia mamma mi dava due fette di pane in una piccola teglia e stringendola tra le mani arrivavo fino al frantoio, qui a Montespertoli, per farle irrorare di olio. Me ne mettevano in abbondante quantità e io tornavo felice a casa, toglievo le fette di pane e con l’olio raccolto ci potevamo condire altro. Non si buttava via nulla”.

Oggi invece viviamo in un’epoca di sprechi

"Proprio davanti al nostro forno noi abbiamo la Caritas. Lo sa quante persone stanno in fila per un pasto? C’è chi spreca e chi invece non ha nulla, non ci si può immaginare. Mi rammarico per questo perciò nel nostro piccolo abbiamo sempre aiutato. Poi purtroppo ci hanno fatto una contravvenzione perché a chiusura del forno, dopo le otto, portavamo sempre il pane in regalo, non sapendo che serviva una ricevuta anche per donare. E invece pare proprio che sia così. Credo che sia ingiusto, lo abbiamo fatto anche presente, ma che ci si può fare?”

Che si aspetta da questo 2024 che sta per iniziare?

“Si va in America!” “A gennaio saremo in Florida – spiega il nipote Gabriele – l’obiettivo è di entrare nella grande distribuzione americana con i prodotti di Nonna Silvi. E stiamo anche cercando un fondo a New York per le vendite. Ma ci sono progetti anche più vicini a casa perché vogliamo avere continuità aziendale anche qui. Per questo apriremo una scuola di cucina a San Gimignano”.

Un augurio?

"La salute, tanta e per tutti”.