Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140: a bordo del Moby Prince c’era sua sorella Liana
Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140: a bordo del Moby Prince c’era sua sorella Liana

Livorno, 22 gennaio 2018 -  IL TEMPO è galantuomo. E ora quel tempo è arrivato. Manca poco, davvero una manciata di ore. Dopodomani, il 24 gennaio, «l’Italia si mette in viaggio per raggiungere Roma, al Senato, per ascoltare finalmente parole di Verità su ciò che è accaduto a Livorno la notte del 10 Aprile»: è il messaggio che Loris Rispoli, presidente dell’Associazione 140 e fratello di Liana, una delle vittime del Moby Prince, scrive sul suo profilo facebook. Commosso e impaziente di arrivare a quel momento per cui combatte da quasi 27 anni, dopo aver giurato davanti a quei corpi carbonizzati, che non avrebbe mai smesso di lottare, né di tenere vivo il ricordo di quella strage senza colpevoli.

«I familiari delle vittime – scrive Loris su Facebook– non saranno soli ci sarà la Regione Toscana, il Comune di Livorno, i rappresentanti de Il Mondo che Vorrei, parenti delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio, l’Svs di Livorno e Roma, l’Anmil Livorno, gli studenti Enriquez di Livorno, la nostra stampa locale e col cuore le centinaia di persone che indossano le maglie #iosono141 e le migliaia che seguono questa vicenda su Facebook. Diradare le nebbie, scrivere la Verità storica su una Strage, dare pace a un dolore lungo 27 anni solo questo chiediamo... Porteremo con noi lo striscione blu».

A MEZZOGIORNO l’incontro del presidente della commissione d’inchiesta Silvio Lai e dei commissari con i familiari delle vittime e i rappresentanti delle associazioni, palazzo Carpegna, nell’aula della Commissione Difesa. Alle 15, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del traghetto presenterà alla stampa la relazione sul lavoro svolto a partire dal dicembre 2015. Due anni in cui i commissari hanno ripercorso l’intera vicenda, grazie a decine di audizioni e all’analisi di tutti i documenti raccolti da allora, ascoltando anche nuovi testimoni, un enorme lavoro d’inchiesta e d’archivio, grazie al quale si ritiene sia finalmente possibile fornire per la prima volta un quadro d’insieme su cosa accadde quella sera nella rada di Livorno. Il tutto in ossequio ai parenti delle vittime, che hanno sempre chiesto, oltre che giustizia, anche la verità su questo triste capitolo della storia nazionale. «Ci hanno già detto – spiega Loris Rispoli – che su alcuni aspetti non hanno potuto approfondire, del resto il Moby Prince non esiste più, quel relitto è rimasto solo nei nostri cuori. Ma hanno scritto la storia con dei punti fermi. In questi giorni sto provando emozioni forti. Ci sono voluti 27 anni per uscire dal silenzio». «Il 24 gennaio sarà un giorno speciale – dice Luchino Chessa, figlio del comandante del Moby Prince, Ugo Chessa, presidente dell’associazione 10 Aprile – Non so se sarà la fine delle nostre sofferenze, ma sicuramente l’inizio di una nuova storia che ci condurrà alla giustizia per i nostri cari».

pa.zer.