Firenze, 20 giugno 2021 - «Non è possibile demandare alla tecnologia digitale la formazione dei nostri figli". Non usa mezzi termini lo psichiatra e saggista Paolo Crepet, nell’analizzare quanto accaduto a Prato, che vede vittima una ragazza minorenne con deficit cognitivo e un ragazzo di 29 anni, ora nei guai per aver adescato la giovane e per essersi fatto mandare foto e video a contenuto sessuale esplicito.
Professore, il caso fa riflettere. Quali conseguenze psichiche può riscontrare la giovane vittima di questa vicenda?
"Per il momento non è possibile fare un’analisi di cosa sia successo nella mente della giovane. Da quanto ho capito siamo ancora all’inizio delle indagini. Non è certo facile comprendere il mondo dei giovani e del virtuale. Per avere un primo riscontro credo sia necessario analizzare nel profondo cosa può essere successo, capire il deficit cognitivo della ragazza, comprendere quanto è stata colpita dall’accaduto, per poi fare una prima riflessione"
Si riesce a capire se un figlio è vittima di casi analoghi? Ci sono dei segnali che la famiglia riesce a carpire? Cosa si sente di consigliare ai genitori per difendere loro figli?
"Bisogna dialogare con i figli, i genitori non devono sottovalutare i paesaggi interni dei social. Non è possibile demandare alla tecnologia la formazione e il tempo libero dei nostri figli. Non ci deve bastare il pensiero ’sta sui social, ma tanto è qui vicino a me’. C’è sempre stato un fenomeno, il sexting (inviare messaggi erotici e immagini a sfondo sessuale, ndr ) che con la pandemia si è acutizzato a causa dell’isolamento. Il caso in questione, senza entrare nel campo legale, visto che ci sono i giudici per farlo, lo trovo particolarmente odioso, perché ci sarebbe l’aggravante di un adescamento di una ragazzina con deficit cognitivo"
Cosa potrebbe aver spinto nella mente del 29enne a comportarsi in questa maniera?
"Sempre ricordando che comportamenti del genere non sono in alcun modo tollerabili e che saranno le autorità a decidere se il giovane ha commesso reati o meno, mi sento di dire che dobbiamo capire chi abbiamo davanti: un giovane che lo fa come ’professionista’, in maniera lucida, oppure è una persona in difficoltà? È un ragazzo senza rapporti sociali? Quindi è difficile dire con certezza cosa possa spingere un 29enne ad avere comportamenti del genere. Bisogna conoscere prima la sua storia e poi si può fare una riflessione".