Firenze, 14 giugno 2020 - Il gruppo pratese YL, dopo aver rifornito l’Estar di mascherine ’Toscana 1’, e pure cuffie e camici, aveva incamerato, per l’emergenza Covid, una fornitura da 45 milioni di euro, 93 milioni di pezzi, anche con il Commissario straordinario della Protezione civile. Ma le consegne, scaglionate fino al prossimo ottobre, si sono interrotte con le perquisizioni di giovedì. I pagamenti, invece, prima. Per le consegne del 29 maggio, 1 e 5 giugno, i titolari di YL, i fratelli Alessandro e Marco Hong, indagati per truffa e frode in pubbliche forniture, attendevano un bonifico da un milione di euro, che la struttura di Arcuri non ha però mai effettuato. Parte di quelle mascherine, dice la guardia di finanza, hanno un velo, dei tre, più scadente rispetto al capitolato. Costano meno al produttore, e hanno "una efficienza filtrante battericida inferiore a quella pattuita contrattualmente".

Ma la «giochessa» , com’è chiamata nelle intercettazioni, finalizzata a confezionare ugualmente 1,2 milioni di pezzi senza il tessuto "sms" necessario, "non si riferisce assolutamente - puntualizza Estar - alle mascherine prodotte per Estar ma presumibilmente alla commessa afferente alla Protezione Civile Nazionale". "Le ultime consegne di tali mascherine da parte dei fornitori oggetto della indagine risalgono alla fine di marzo, per quelle destinate alla sanità, ed a metà maggio per quelle destinate ai cittadini".

Pertanto, "anche il blocco dei pagamenti operato da Estar non ha a che fare con questi lotti di mascherine, ma è legato, ovviamente, alle indagini in corso ad alla collaborazione prestata dall’Ente agli inquirenti". Secondo la centrale acquisti della sanità regionale, le mascherine delle cinque ditte toscane riconvertite (tre delle quali finite nell’inchiesta di Prato), non sarebbero neanche approdate in sale operatorie (la cui attività ordinaria era sospesa) "perché Estar ha consegnato, nel periodo da fine febbraio ad inizio aprile alle sale operatorie ed ai reparti Covid delle aziende, prioritariamente le poche quantità disponibili di mascherine chirurgiche. Agli altri sanitari Estar ha consegnato le migliori mascherine che si potessero reperire sul mercato in quel momento, essendo esse state testate preventivamente con successo da un laboratorio universitario".

Ma nella bufera delle inchieste sull’emergenza è finita anche la "politica" di scelta, in assenza di bandi, delle ditte. Secondo la finanza, la Paimex di Cerreto Guidi di Gabriele Papini non sarebbe riuscita a consegnare a Estar 1.145.000 ’Toscana1’, e l’avrebbero aiutata gli ’amici’ Samuele Vignolini e Hong. "Siamo stati anche fortunati ad averla quella roba, ma lui non ce l’ha fatta a farle ti ricordi? Te gliene hai dato 700, io gliene ho dato 400", dice Hong. Ma le difficoltà a consegnare ce l’ha avute anche Vignolini. "A me per arrivare a un milione e cento ho dovuto mettere ventimila anche di bianco, perché non ce l’avevo", confessa al telefono, inconsapevole delle intercettazioni.
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