STEFANO BROGIONI
Cronaca

Imprese “apri e chiudi”, la maxi inchiesta: quasi trecento indagati e milioni di euro sequestrati

Scacco matto al sistema illegale tra Firenze, Empoli e Prato: 47 arresti, compresi alcuni noti professionisti che facevano da consiglieri di imprenditori per la sistematica evasione delle imposte

Indagine della guardia di finanza

Firenze, 3 luglio 2024 – Quasi trecento indagati, trenta milioni di tributi non versati e maxi sequestri finalizzati a restituire all’erario almeno una parte di ciò che non è entrato nelle casse. La guardia di finanza assesta un colpo pesante al meccanismo delle imprese “apri e chiudi“, specialità dell’imprenditoria malsana cinese che sta ammorbando anche il distretto industriale empolese. Ma gli ingranaggi che muovono questo motore non sono soltanto asiatici. Così, agli arresti domiciliari sono finiti famosi professionisti, commercialisti, consulenti fiscali e loro dipendenti, che fanno riferimento a noti studi. Con loro, inseriti in tre diverse presunte associazioni per delinquere finalizzate alla commissione di reati tributari, fallimentari e, in un paio di casi, anche di favoreggiamento della regolarizzazione di soggetti presenti illegalmente sul territorio nazionale, imprenditori cinesi che fabbricano scarpe, borse, abbigliamento. Un terremoto, insomma, iniziato all’alba di ieri mattina e che scuoterà per molto, vista la vastità dell’inchiesta condotta dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze, con il coordinamento della procura. Le fiamme gialle dovranno analizzare i conti correnti, i movimenti finanziari e tutto quello che è stato acquisito nelle operazioni iniziate ieri.

L’ampio periodo osservato nell’indagine, tra il 2019 e il 2022, ha permesso di fotografare anche ciò che è successo durante la pandemia, quando, sfruttando un decreto legge dettato dall’emergenza, decine di lavoratori delle manifatture cinesi hanno tentato la regolarizzazione mediante finte assunzioni nel settore agricolo.

L’inchiesta della guardia di finanza è iniziata dopo le segnalazioni dell’Inps: la direzione provinciale di Firenze aveva infatti riscontrato vistose incongruenze nella posizione contributiva di decine di lavoratori dipendenti di etnia cinese. I riscontri hanno ben presto svelato il perché, di quelle situazioni: imprese fittizie, spesso intestate a prestanome (più o meno consapevoli), che durano il tempo necessario ad accumulare debiti e passività, prima di essere mandate in malora senza aver assolto alcun obbligo previdenziale e assistenziale. Un meccanismo che arricchisce i “veri“ imprenditori cinesi che stanno dietro alla truffa e che ereditano sede, macchinari e maestranze nell’impresa successiva che prosegue di fatto la propria attività anche se formalmente in una diversa e “inattaccabile“ veste. Una delle ditte monitorate, è stato riscontrato, ha accumulato debiti verso l’agenzia delle entrate per oltre 10 milioni di euro.

Fondamentale, secondo gli inquirenti, è il ruolo dei commercialisti, tenutari delle scritture contabili e addetti alla trasmissione delle dichiarazioni fiscali. Una figura "preminente", secondo la finanza, "consiglieri" per il "supporto intellettuale e logistico" degli imprenditori scorretti cinesi che adesso si trovano inseriti nelle associazioni per delinquere. Ai domiciliari i professionisti Ennio Puccini, Giancarlo e Simone Olivieri, Fabio Cecchi, Deborah Scovaventi, Elena Rinaldi e Simona Vignolini.