
Grandi firme, il libro in regalo con la Nazione
Se la cronaca quotidiana e il giornalismo diventano storia e memoria da tramandare. E’ quello che inevitabilmente accade quando si va a disturbare e a cercare negli archivi, soprattutto se l’archivio in questione è quello di un giornale. E per esse- re più precisi quello de La Nazione. Provengono tutti dalle nostre collezioni storiche gli articoli di 36 grandi scrittori ed esponenti della cultura italiana che abbiamo deciso di raccogliere in un volume. Si intitola significativamente “Grandi Firme“ – 80 pagine, grande formato – e sarà offerto in regalo ai nostri lettori: il libro verrà infatti distribuito in abbinamento gratuito acquistando La Nazione sabato 12 luglio nelle edicole delle nostre città (consigliata la prenotazione nella rivendita di fiducia). E’ esclusa dall’iniziativa la zona di Firenze e provincia, dove il libro era già stato distribuito a Natale.
Un dono prezioso per una storia che ha radici lontane, per la precisione nel 1859, anno in cui vide la luce il primo numero de La Nazione, il giornale più antico d’Italia per continuità delle pubblicazioni. E fin dai primissimi numeri, appunto nel luglio del 1859, il fondatore Bettino Rica- soli poté contare sulla disponibilità di penne di prim’ordine, a cominciare da quella di Carlo Collodi, l’autore di Pinocchio, che scrisse moltissimo per La Nazione. Il volume contiene il suo articolo del 1860 con la cronaca dei festeggiamenti per l’esito del plebiscito che sanciva l’unione della Toscana al Regno piemontese dei Savoia, aggiungendo un ulteriore tassello alla formazione del complesso puzzle dello Stato unitario. E dopo Collodi tanti altri se ne aggiunsero: il volume, a cura di Luca Scarlini, raccoglie infatti testimonianze di grandi firme che nel tempo hanno arricchito le pagine del quotidiano.
Tra gli autori della primissima ora va certamente ricordato Alexandre Dumas padre che, al seguito dei Mille, nel 1860 inviava corrispondenze in presa diretta dai campi di batta- glia raccontando le gesta di Garibaldi contro le milizie borboniche. E poi lo stesso Alessandro Manzoni che nel 1868 scrive- va della necessità di fare del “fiorentino“ la lingua nazionale, e quindi Edmondo De Amicis, Ferdinando Martini e Giosué Carducci per proseguire con Gabriele d’Annunzio, Luigi Capuana, Giovanni Papini, Amalia Guglielminetti e arrivare a no- mi più recenti come Indro Montanelli, Giovanni Spadolini, Eugenio Montale, Anna Banti, Marcella Olschki, Alberto Moravia, Vasco Pratolini, Giuseppe Prezzolini e tanti altri. Ogni autore è presentato nel libro con la riproduzione della pagina originale del giornale, la trascrizione di un brano dell’articolo e una scheda critica che contestualizza l’argomento e il periodo storico.