Sergio Costa (Ansa)
Sergio Costa (Ansa)

Firenze, 28 giugno 2020 -  E’ una corsa contro il tempo. Bisogna salvare il mare della Toscana dal "mostro dei rifiuti". Tra pochi giorni ci sarà un incontro, che si spera risolutivo, tra il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il capo del dipertimento della Protezione civile Angelo Borrelli. E’ proprio la Protezione civile che può dichiarare lo stato di emergenza.
 

Ministro Costa, nel Tirreno c’è una potenziale bomba ecologica: 63 tonnellate di rifiuti abbandonati in 56 ecoballe dalla nave Ivy nel 2015.
"Appena sono diventato ministro, a giugno 2018, ho subito cercato di vederci chiaro. Fin da subito è stato chiaro che uno dei temi fosse proprio individuare l’esatta ubicazione delle 56 balle e abbiamo avviato un’interlocuzione con la Regione Toscana con la quale abbiamo lavorato insieme. La Regione ha chiesto l’istituzione dello stato di emergenza al dipartimento della Protezione civile. Io ho scelto di nominare un commissario straordinario e ho scelto l’ammiraglio Aurelio Caligiore, in quanto comandante del Ram, reparto ambientale marino, che ha potuto quindi avvalersi dei mezzi e degli uomini della Guardia Costiera, che ringrazio".
 

Caligiore è commissario per il recupero delle ecoballe, ma c’è stata anche una verifica per capire se la carica è compatibile col suo ruolo di capo del reparto marino della Guardia Costiera. Non le sembra paradossale?
"Il suo ruolo è stato solo un vantaggio. In breve tempo l’ammiraglio ha potuto verificare l’ubicazione delle ecoballe, con operazioni molto pericolose e rischiose. Immaginiamo che sul fondale le correnti hanno fatto muovere le ecoballe quindi il ritrovamento non era affatto scontato. La verifica da parte dell’organo competente è in corso ma mi lasci dire che ora il tema non è neanche questo: siamo fortemente persuasi anche noi che occorre la dichiarazione dello stato di emergenza e questa convinzione ci arriva proprio dal lavoro del commissario Caligiore il quale ha potuto documentare quanto queste ecoballe siano compromesse dagli anni di giacenza in acqua, e siano sul punto di aprirsi".
 

Il tempo passa, il rischio aumenta.
"L’articolo 3 al comma tre della legge della Protezione civile contempla proprio un caso come questo per poter dichiarare lo stato di emergenza. Dobbiamo fare presto. Se le ecoballe si aprissero, sarebbe una tragedia per tutto il Tirreno".
 

E siamo nell’estate della ripartenza.
"Tutelare il mare è uno degli obiettivi prioritari del mio governo al Ministero dell’ambiente. Proprio per questo ho costituito una direzione generale che si occupa proprio di mare, che prima non c’era. E ho dotato di poteri supplementari e più specifici il commissario per le acque e le depurazioni che da qualche settimana è il professor Giugni, un nome di garanzia. Sto lavorando per incrementare le tutele delle aree marine protette e istituendo le Zea, le zone economiche ambientali che riguardano anche le aree protette in mare. Si tratta di aree alle quali attribuiamo una serie di vantaggi economici e fiscali dove converrà lavorare, vivere, investire, in chiave green. L’obiettivo è aumentarle e quindi aumentare la tutela del mare".
 

La costa toscana è col fiato sospeso.
"Per quanto riguarda le ecoballe stiamo vivendo con una bomba ad orologeria. Ho chiesto, anche formalmente, come ha fatto anche la Regione Toscana, l’istituzione di uno stato di emergenza nazionale: è da lì che passa la velocità dell’azione, necessaria ad affrontare questo problema enorme".
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