Emanuele Scieri in divisa con i genitori e il fratello Francesco
Emanuele Scieri in divisa con i genitori e il fratello Francesco

Pisa, 30 novembre 2018 -  È la mamma di Emanuele a parlare in tv. A chiedere a chi sa di farsi avanti. Come anticipato, la trasmissione «Chi l’ha visto» è tornata a parlare del caso Scieri, in prima serata. Una mezz’ora dedicata al giallo sulla morte del 26enne parà di leva nella Brigata Folgore, originario di Siracusa, trovato senza vita all’interno di un’area della Gamerra (Pisa) il 16 agosto 1999. La trasmissione si è occupata più volte dell’inchiesta, da poco riaperta con tre persone indagate per omicidio volontario, tutti ex commilitoni: Alessandro Panella, (difeso dagli avvocati Marco Meoli e Tizana Mannocci), Alessandro Antico (tutelato da Massimo Cerbari) e Luigi Zabara (i suoi legali sono Mariateresa Schettini e Andrea Di Giuliomaria). Mercoledì sera una nuova puntata sul decesso del giovane che sarebbe stato vittima di atti di prevaricazione e nonnismo.

Il perito della Procura sta passando al setaccio tutti i supporti informatici (da rete fissa e mobile) sequestrati nell’ambito della nuova indagine, quella avviata in base ai risultati della commissione parlamentare presieduta da Sofia Amoddio (Pd). «Senz’altro altre persone potrebbero parlare», ha detto la politica, sollecitata in diretta dalla giornalista Sciarelli. Quando arrivò la notizia della svolta nelle indagini, ad agosto, proprio lei aveva commentato: «Ora mi auguro che l’indagine si possa allargare anche ai vertici militari di allora». Con lei, davanti alle telecamere, la mamma di Lele, Isabella Guarino: «Chi c’era, collabori. È il momento questo di dire la verità».

La redazione del programma ha analizzato anche le intercettazioni, in particolare quelle legate agli anfibi di Panella. La microspia installata in auto ha captato le frasi tra l’uomo e i suoi familiari. Un paio di stivali fu sequestrato durante la perquisizione dei carabinieri di fine luglio: «Sono quelli in dotazione alla Folgore», spiega l’indagato al fratello. Quando l’altro osserva che sono stati conservati tutti quegli anni e che potrebbero conservare tracce, Panella risponde: «Sono quelli nuovi, mai indossati. Quelli vecchi li ho buttati via una settimana fa».

«Che c...o», commenta il suo interlocutore. «C’è scritto che è stato preso a calci... mica l’hai preso a bascate...», precisa ancora. E, proprio sul paio di scarpe, lo staff televisivo è andato a intervistare l’amministrazione comunale di Cerveteri, dove abita Panella, per capire, una volta gettate, dove possano essere andate a finire. Quindi, hanno chiesto, anche per questo aspetto, di aiutare investigatori e inquirenti a ritrovare gli anfibi. Per l’accusa, infatti, proprio con quelli sarebbero state schiacciate le mani di Lele, quella notte maledetta.

Dopo aver passato la serata a Pisa con un commilitone, il giovane avvocato, queste le testimonianze raccolte, si avviò verso il magazzino di casermaggio, una zona isolata e, di fatto, in stato di abbandono. Il neodottore era andato là per fare una telefonata. Una chiamata, forse, alla famiglia. Per raccontare quello che aveva fatto nelle poche ore in cui si trovava nella città della Torre e le prime impressioni. Ma quella telefonata non fu mai effettuata.

antonia casini