La balena megattera avvistata nell'Arcipelago toscano
La balena megattera avvistata nell'Arcipelago toscano

Livorno, 19 giugno 2019 - Non chiamatemi Ismaele, e lei non chiamatela Moby Dick. Per tutto il resto, si fa presto a sentirsi trasportati nel magico mondo marino del capolavoro di Melville: perché se Moby Dick era un feroce capodoglio cui capitan Achab dava la caccia fino alla tragica fine, la balena megattera che sta scorrazzando sul mar Tirreno non ha niente di feroce, ma è altrettanto eccezionale. Perché è la prima volta a memoria d’uomo moderno che una megattera, balena «dalle lunghe ali» (come indica il suo nome dal greco) viene avvistata nel nostro mare. E’ come se sulle spiagge della Versilia si scoprisse una colonia di pinguini imperatore. O tra l’Elba e Piombino venissero avvistati degli orsi bianchi che sguazzano tra i traghetti.

La megattera solitaria è apparsa all’inizio di marzo nel golfo di Napoli, documentata anche dalle foto scattate da un gruppo di gommonauti increduli. Verificate dagli esperti dell’istituto Thetys, hanno avuto conferma. Subito l’interrogativo: che ci fa una megattera nel Mediterraneo, quando il suo habitat naturale è l’oceano, in particolare il Pacifico? Mentre ancora ci si interrogava, con la diffusa opinione che fosse un esemplare immaturo perdutosi nell’imbuto di Gibilterra durante la migrazione stagionale, quindi destinato a morire di fame per la nota carenza di krill nelle nostre acque, ecco che è arrivato un secondo avvistamento: tra la Corsica e la Capraia, fotografato e filmato da un traghetto della compagnia Grandi Navi Veloci, oggi nell’orbita del colosso armatoriale Msc. E la documentazione fornita agli esperti dimostra che la nostra «turista per caso» non solo non muore di fame, ma è viva e vegeta.

Insomma, ha trovato i suoi pascoli di krill dove tutti gli studi davano per stanziali solo le balenottere comuni; insieme a delfini, stenelle e capodogli che però sono odontoceti e si nutrono, a differenza delle balene misticeti, di pesci e calamari. La nostra megattera dunque non se la starebbe cavando male, anche ad alimentazione: perché il krill, ovvero quella «zuppa» di micro-crostacei che rappresenta uno dei componenti più nutrienti della dieta delle balene misticete (cioè con i fanoni, invece che i denti come i delfini e i capodogli) ha una delle sue più alte concentrazioni del Mediterraneo proprio nel nostro arcipelago toscano. Dove anche per questo esiste una popolazione «stanziale» di balene, documentate dai tempi della loro caccia sportiva dei principi di Monaco. Nel museo della certosa di Calci, ma anche in quello di storia naturale della Provincia a Livorno, gli scheletri di balene spiaggiatesi sulle coste toscane sono numerosi. E sono anche numerosi, purtroppo, gli esemplari uccisi o feriti ogni anno dal traffico dei traghetti; tanto che aumentano le compagnie di navigazione che si stanno dotando di apparati elettronici in grado di individuare i cetacei che nuotano a pelo d’acqua.

Per le megattere, il krill è esenziale: e nel Tirreno, specie dove è più denso, pare raggiunga una concentrazione di 15 chili ogni metro cubo d’acqua, a profondità che non superano mai i 40 metri. In una stagione normale, una megattera mangia circa 12 tonnellate di krill/anno, su un peso globale da adulta di 20/25 tonnellate e una lunghezza che può variare tra i 12 e i 16 metri (più grandi le femmine). Poca roba in confronto con una balenottera azzurra, gigante dei mari, che arriva a pesare più di 100 tonnellate, ma non frequenta il Mediterraneo. Possiamo comunque accontentarci: perché la nostra megattera, così come i delfini e le stenelle, ama saltar fuori dall’acqua, fino a proiettarsi verticalmente in clamorose «candele» che fanno la felicità delle varie organizzazioni turistiche di «Whale watching» specialmente in California e nelle Hawai. E chissà se, trovandosi bene, la nostra megattera non apra lo spettacolo di una famiglia anche da noi.