Gli avvocati della donna indagata, Mattia Alfano e Massimo Nistri (foto Attalmi)
Gli avvocati della donna indagata, Mattia Alfano e Massimo Nistri (foto Attalmi)

Prato, 14 marzo 2019 - Nel quartiere di Prato dove la giovane madre vive con i due figli, uno di 11 e l’altro di 7 mesi, quest’ultimo frutto della relazione con il suo allievo quindicenne, sono in molti a ricordare come lei stessa fosse orgogliosa nel mostrare a tutti il bambino appena nato. «Guardate come somiglia al mio ragazzino», diceva. Il suo ragazzino, ossia l’adolescente a cui faceva ripetizioni private d’inglese e col quale, si è scoperto adesso, non solo aveva avviato una relazione sessuale da quando - secondo l’accusa - lui aveva 13 anni, ma dal quale ha anche avuto quell’ultimo figlio.

Un morboso invaghimento per il giovane allievo che l’operatrice socio-sanitaria, indagata dalla procura di Prato per atti sessuali su minore, non nascondeva affatto, nonostante fosse sposata e già madre di un primo figlio avuto dal marito. A dire il vero lei non nascondeva proprio niente. Né quest’attrazione proibita, né l’attesa per un secondo figlio che dichiarava ai quattro venti di desiderare come si desidera un dono del cielo. «La maternità non è un errore ma un regalo», scriveva infatti su Facebook proprio nel periodo in cui aspettava di partorire. «Quando diventi mamma non sei mai davvero sola. Una madre deve sempre pensare due volte: una per sé e una per i suoi figli». E ancora: una marea di selfie di lei col pancione, un ripetuto conto alla rovescia in attesa della nascita del secondo figlio, massime di felicità legate alla voglia di avere bambini e agli amori impossibili. Tutte espressioni di una personalità quasi ossessiva, tanti erano i riferimenti alla maternità tanto desiderata. Frasi e foto che rilette alla luce di quanto successo negli ultimi giorni sembrano quasi tratteggiare le tappe di una rovinosa fissazione. «La donna - dice ora uno dei suo avvocati, Mattia Alfano - ha ripreso la vita di sempre, anche se è preoccupata per l’onda mediatica che ha travolto lei e la sua famiglia.

Chiede riservatezza e soprattutto di mantenere l’anonimato per far vivere tranquilli i suoi due figli». Ora la casa in cui la donna abita col marito e i due figli è vuota: loro non ci sono, le luci sono spente, le avvolgibili abbassate. Chi abita nei paraggi non ha voglia di parlare, ma girando per il quartiere s’incontra chi racconta di conoscere bene quella coppia. E dice di essere rimasto piuttosto colpito, alcuni mesi fa, dal fatto che la donna raccontasse particolari inconfessabili di quella gravidanza. «Era lei a farci notare la somiglianza fra il bambino appena nato e il suo allievo ragazzino». Del resto l’operatrice sanitaria non faceva nemmeno mistero del suo orgoglio nell’apparire molto più giovane dei 31 anni certificati dalla carta d’identità. Sul suo profilo Facebook, ora chiuso, fino a qualche ora fa si leggeva, ad esempio, un selfie con questo messaggio: «Quasi 31 anni e non sentirli. Penso che potrei sedermi a un banco di qualsiasi quarta liceo e non si accorgerebbero dell’intrusa». Probabilmente era così che si sentiva: una ragazzina a cui tutto poteva essere ancora permesso.