No alle parole dell’odio: "Trasmettere ai più giovani gli anticorpi per evitarlo"

Regione, incontro con gli studenti promosso dalla commissione Pari opportunità. Sul palco anche l’attivista Carlotta Vagnoli: "Adeguare l’offerta scolastica".

No alle parole dell’odio: "Trasmettere ai più giovani gli anticorpi per evitarlo"

Francesca Basanieri, commissione PO,. Carlotta Vagnoli e. Carlotta Agostini, Corecom

di Teresa Scarcella

FIRENZE

"Chi di voi, almeno una volta, ha ricevuto o sentito parole di odio?". Tutti hanno alzato la mano, nessuno escluso. La domanda è stata rivolta ad una platea di giovani, studenti delle scuole superiori di Firenze, Prato, Pistoia e Massa, protagonisti di un progetto ideato dalla commissione regionale Pari opportunità, incentrato sulle parole di odio e la violenza di genere.

"Vogliamo che questo progetto sia fatto per loro e con loro - ha detto la presidente Francesca Basanieri - che imparino ad apprendere le modalità in cui si manifestano le diverse forme di violenza e a distinguere le relazioni positive da quelle negative. La violenza ha mille forme ed è bene che difendano loro stessi e gli altri". "Come Corecom abbiamo aderito perché quello della comunicazione è un tema importante - ha aggiunto il presidente regionale Marco Meacci - Un impegno ulteriore che si aggiunge alle varie iniziative messe in campo".

Avere la lingua tagliente. Si dice così quando una persona ha un modo di esprimersi pungente. Si dice così perché le parole, se si vuole, possono trafiggere come spade. Per noi giornalisti è spesso motivo di vanto. Ma riconoscere la forza della parola ignorando le sue conseguenze è come andare in giro armati trascurando il fatto di poter ferire. E di commettere un reato, talvolta, come ha giustamente ricordato l’avvocato Matteo Mammini. È questa l’eredità che si tramanda da generazioni. Ora però, complice anche una diversa sensibilità dei giovani, si cerca di rimediare nella speranza che loro sappiano usare l’arma verbale con più buonsenso.

"Il discorso si è fatto sempre più crudo e aggressivo - ha detto Alessandra Papa, dell’ufficio scolastico regionale - Una recente indagine ci dice che le categorie maggiormente prese di mira sono le persone con disabilità, omessuali e le donne. Ne deriva un’insofferenza dei diritti basici e la sensazione di essere rinchiusi in ruoli stereotipati di subalternità. Le parole d’odio non feriscono solo, ma a volte annientano. Provocano ansia, depressione, disturbi e suicidi. Il compito della scuola non è affidabile a un algoritmo. C’è un sistema che deve prendersi la responsabilità. È indispensabile che venga offerta una formazione di qualità". Una formazione che oggi appare distante dalla realtà. L’assenza di un’educazione all’affettività è emblematica. Un vuoto purtroppo colmato da una cultura del possesso e da una violenza nel relazionarsi di cui anche la politica stessa si fa spesso portatrice.

Ecco che l’incontro di ieri è uno di quei tentativi di rimediare agli errori fatti. A parlare con loro, infatti, c’era chi sa bene che linguaggio usare per riuscire ad arrivare, ovvero Carlotta Vagnoli, scrittrice e attivista con un discreto seguito. "I social non sono il male, sono un posto come tanti altri - spiega Vagnoli - Dove si replicano realtà che abbiamo assimilato così bene e che i giovani apprendono dagli adulti. I social, in più, hanno la velocità e in alcuni casi l’anonimato. Sono un catalizzatore di atteggiamenti appresi altrove, dalla politica, dai titoli di giornali denigranti nei confronti delle donne, o mirati al sensazionalismo. Una comunicazione che non è attuale già da tempo, ma che continua a strizzare l’occhio a generazioni passate e a fuorviare le nuove. Serve un lavoro congiunto e soprattutto un’offerta scolastica coerente con i tempi".