Bettino Ricasoli. La lotta per l’Italia unita ma anche l’innovatore. Inventò il vino di oggi

Un convegno per riaccendere i riflettori sul “Savonarola del Risorgimento“ nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio dove aveva i suoi appartamenti.

Bettino Ricasoli. La lotta per l’Italia unita ma anche l’innovatore. Inventò il vino di oggi

Bettino Ricasoli. La lotta per l’Italia unita ma anche l’innovatore. Inventò il vino di oggi

C’è una Firenze rinascimentale, conosciuta e cantata da tutti. Ma ce n’è anche un’altra, che racconta una storia più recente altrettanto gloriosa, con figli illustri, senza i quali il cammino verso l’Unità d’Italia sarebbe stato più lungo e difficile.

Alla guida di coloro che a metà Ottocento, credeva fermamente in una nazione libera dagli stranieri, riunita sotto il Regno di Casa Savoia, c’era il barone fiorentino Bettino Ricasoli (Firenze 1809 – San Regolo 1880), che oltretutto, a dispetto del suo status, era un convinto repubblicano. Ma prima, appunto, l’Italia doveva diventare una sola patria.

Al Barone di Ferro, al Savonarola del Risorgimento, per dire solo due delle mille definizioni, è stato dedicato ieri un convegno in Sala d’Arme a Palazzo Vecchio, lì dove lo stesso Ricasoli non solo era stato Presidente del Consiglio in un periodo della Firenze Capitale (1865-1871), ma dove aveva i suoi appartamenti privati. Quelle stanze sono oggi gli uffici della vicesindaco Alessia Bettini, mentre la Sala Rossa dei matrimoni, era probabilmente la camera da letto di Bettino. E’ stata proprio la vicesindaca a voler riaccendere i riflettori su questo personaggio, alfiere del Risorgimento, statista ma anche studioso di botanica, imprenditore e inventore a suo modo del vino Chianti come lo intendiamo oggi.

E poi editore. Nel 1859 fondò un giornale a cui diede il nome La Nazione, che diventerà il più antico quotidiano d’Italia, "con l’intento di creare una coscienza e un’identità nazionale, prima ancora che l’unità italiana fosse raggiunta", ha ricordato il vicedirettore de La Nazione di oggi, Luigi Caroppo.

Ma per abbracciare la figura di Ricasoli, su cui aleggiano tante leggende per quel suo carattere persino tenebroso, c’è voluto un parterre di esperti in molti campi. A cominciare dal presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia Cosimo Ceccuti che, anche attraverso le parole di Giovanni Spadolini, ne ha sottolineato la figura di politico e statista. Così come la teologa Anita Norcini Tosi ha affrontato il tema del ‘Rivoluzionario cattolico liberale’ che fu sindaco di Firenze e presidente del Consiglio del Regno d’Italia’, in un contesto di tesissimi rapporti con lo Stato Pontificio, che non voleva certo rinunciare al potere temporale.

Da Torino la capitale passò a Firenze capitale, con Ricasoli protagonista. Ma quanto sia stato complicato questo passaggio lo ha ricordato il presidente dell’associazione Amici dei Musei, Ulisse Tramonti: "C’era da affrontare una vera e propria sprovincializzazione della città - ha sottolineato –. Come sappiamo fu affidata a Giuseppe Poggi, che aveva visitato le grandi capitali europee interessate dalla stessa trasformazione urbanistica: Parigi, Londra, Vienna. Non fu semplice, con gli stessi fiorentini per niente contenti di una Firenze che diventava capitale del Regno".

Il sindaco di Gaiole in Chianti Michele Pescini e il proprietario e presidente della società agricola Barone Ricasoli a Brolio, Francesco Ricasoli, hanno ricordato le innovazioni in campo agrario e la dedizione di Bettino alla terra, che hanno portato un mediocre vino dell’epoca al pregio del Chianti dei nostri tempi.

Ma fu tutta gloria? Gli storici non fanno sconti a nessuno. Fulvio Conti, docente di storia contemporanea dell’Università di Firenze, ha dato spazio al Fantasma di Bettino, ricostruendo attraverso le fonti un temperamento scostante e prepotente, che ne completa il ritratto e spiega le leggende che vogliono ancora adesso il fantasma del Barone di Ferro, ancora presente, forse, a Brolio.

Ma c’è un altro palazzo a Firenze, dove Bettino ha vissuto che mantiene la memoria di questo personaggio così poliedrico. Lo ha illustrato Niccolò Rosselli Del Turco, già presidente della Sezione Toscana dell’Associazione dimore storiche italiane, parlando di Bettino Ricasoli e il palazzo Ricasoli da Brolio, che si trova nell’omonima via.