Firenze, 21 febbraio 2021 - Per capire bene, fino in fondo, la gravità  della aggressione del professor Gozzini a Giorgia Meloni, bisogna fare due piccoli sforzi in più: non fermarsi alle lettura delle parole, e non limitarsi alla scontata riflessione sulla questione  di genere.

Punto primo. È vero che basterebbero gli epiteti usati dal docente e dai suo zelante suggeritore per qualificare l'episodio. Ma il filmato, la diretta, ci dicono qualcosa in più. Ci documentano non una scivolata casuale, come da scuse successive, ma il disprezzo, la ripulsa umana e sociale, l'idea stampata in viso di una superiorità antropologica rispetto all'avversario politico.

Intendiamoci, niente di nuovo. Per una certa parte politica, per la sua rappresentanza intellettuale, ogni pensiero difforme è volgare, infimo. Gozzini, e il suo suggeritore, hanno semplicemente detto senza freni quello che loro, e tanti di loro pensano.

Per questo, ed è la seconda osservazione, il fatto che la destinataria degli insulti sia una donna è del tutto marginale. Ha fatto più impressione, certo, anzi è servito a dare il giusto rilievo a un episodio che se avesse coinvolto un qualunque Salvini non avrebbe avuto gli onori della cronaca.

Ma al fondo l'oggetto delle volgarità non è il genere femminile, ma il genere politico. Detto questo, essendo il professor Gozzini un dipendente pubblico, saranno gli organi competenti della università di Siena a prendere eventuali provvedimenti, come ha detto il rettore, che è appunto una autorità competente.

A noi ritorna solo alla mente quel famoso slogan della campagna elettorale di Kennedy riferito al suo avversario Nixon: "Comprereste un'auto usata da quest'uomo?" Tradotto nel caso in questione: "Mandertesti tuo figlio a lezione da un insegnante come questo?".