Luca Cecconi
Luca Cecconi

Firenze, 12 marzo 2017 - NON BASTAVA la foce inquinata di tre corsi d’acqua massesi (Frigido, Brugiano e Magliano), che ha portato al divieto permanente di balneazione nelle tre aree, ora sulla preziosa e prestigiosa spiaggia apuana è spuntato anche l’amianto. Ben 50 quintali di eternit sepolti, chissà da quanto, sotto un metro di sabbia. 
La scoperta choc è stata fatta al Bagno Irene, a Poveromo, località cara all’ex ministro Sforza e alla regina Paola di Liegi. Si tratta di uno stabilimento balneare molto noto perchè è fra i pochi rimasti a poter vantare le dune della macchia mediterranea. E ha anche un’altra particolarità: la proprietà, dal 2008, è russa. Nel frattempo il Comune di Massa ha emesso un’ordinanza in cui vieta di rimuovere i sacconi dove è stato sistemato l’amianto, in attesa degli accertamenti sulla sua provenienza. Poi bisognerà pensare allo smaltimento. Intanto la stagione estiva del Bagno Irene è ad alto rischio. Ma si tratta di un brutto colpo per il turismo di tutta la costa, già alle prese con i problemi dettati dall’erosione continua della spiaggia (l’origine risale all’allargamento del porto di Carrara di tanti anni fa) e dalla mancanza di una sinergia tra le diverse realtà del territorio (mare, monti, arte, cultura e spettacolo), da Montignoso alla Lunigiana passando per Massa e Carrara. Ognuno va per conto suo, e spesso non c’è accordo neppure all’interno dello stesso comparto. In compenso l’inquinamento e le discariche abusive sono, da sempre, un po’ ovunque. Mancava l’amianto sulla spiaggia: ora c’è anche quello.