di Fausto Sarrini

Il Montevarchi è a meno di un passo dal tornare fra i professionisti. Appena dieci anni fa, dopo il fallimento, il club rossoblù era ripartito, pensate un pò, dalla seconda categoria. Una promozione dopo l’altra, grazie a una dirigenza solida anche senza navigare nell’oro, che ha sempre fatto il passo lungo secondo la gamba, con le scelte giuste e ora manca davvero un niente per festeggiare il ritorno in serie C che potrebbe avvenire già domenica prossima proprio nel derby di San Giovanni Valdarno, ma chissà, anche in caso di sconfitta visto che il Trastevere, risultati alla mano, negli ultimi due-tre mesi è andato lettaralmente in tilt dilapidando dieci punti di vantaggio.

E si compierà un clamoroso sorpasso nei confronti della squadra del capoluogo, l’Arezzo, sprofondato in D dopo aver speso cifre esagerate ma sbagliando tutto dal lato tecnico. Il Montevarchi ha dato una doppia lezione agli amaranto, sia come si gestisce una società e con gente del posto è sempre meglio (ma agli imprenditori aretini ormai da anni interessa poco se non c’è uno sport di squadra a livelli decenti e questo anche prima del Covid) sia per competenza tecnica. Il presidente Livi e tutti i dirigenti, il direttore Rosadini, il vulcanico quanto efficace tecnico Malotti, una squadra brillante con tanti giovani di valore, alcuni dei quali aretini, ma nel capoluogo evidentemente chi di dovere non se ne è accorto. Un cocktail da serie C.