Vicenda keu, si apre il processo. Il Comune di Bucine è parte civile

Lo scopo è ottenere il risarcimento di tutti i danni morali e materiali. L’udienza preliminare fissata il 12 aprile

Il Comune di Bucine si costituisce parte civile nel processo Keu. L’udienza preliminare si aprirà il 12 aprile al tribunale di Firenze. Lo scopo della decisione è quello di ottenere il risarcimento di tutti i danni morali e materiali nei confronti di coloro riconosciuti come responsabili. Con l’approvazione di una delibera di giunta del 28 marzo, l’amministrazione comunale ha quindi formalizzato questa scelta, costituendosi parte civile nel procedimento penale relativo agli sversamenti di Keu, i fanghi prodotti dagli scarti delle concerie che hanno interessato diverse zone della Toscana. "Dall’inizio della vicenda - ha affermato il sindaco di Bucine Nicola Benini - l’amministrazione comunale si è mossa insieme alla istituzioni per addivenire nel più breve tempo possibile alla messa in sicurezza dei siti inquinati e alla loro definitiva bonifica: un percorso complesso che sta procedendo nella giusta direzione.

Il Comune di Bucine e tutta la collettività in questa vicenda sono chiaramente parte lesa, sia per i danni ambientali, che morali e di immagine, vista anche la vocazione turistica del nostro territorio. La costituzione del Comune come parte civile è doverosa e necessaria, nei confronti di tutti i soggetti coinvolti". Si tratta di una presa di posizione chiara che viene da lontano. Lo scorso anno il Comune di Bucine e l’associazione Libera avevano manifestato la propria volontà di costituirsi parte civile nel processo.

Il Consiglio comunale del capoluogo della Valdambra aveva inoltre approvato all’unanimità una mozione presentata dalla lista civica Alleanza per Bucine in cui si chiedeva all’amministrazione comunale di costituirsi parte civile. E adesso, proprio in vista dell’udienza in programma tra nove giorni, il primo cittadino ha reso nota la formalizzazione dell’atto. Il 12 aprile dovranno comparire davanti al gip Gianluca Mancuso l’imprenditore Francesco Lerose, Manuel Lerose e Annamaria Faragò, insieme ad altre 21 persone. Lunga la serie di accuse, come la corruzione e l’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. In parallelo prosegue la messa in sicurezza dei siti inquinati in Valdarno. L’amministratore giudiziario, lo scorso anno, grazie a risorse sequestrate all’azienda, aveva concluso le operazioni nell’impianto della ditta Lerose Srl. I lavori sono in partenza sulla collinetta che sovrasta l’impianto di frantumazione inerti di Levane finito al centro dell’inchiesta della Dda di Firenze, poi interesseranno anche il cantiere Tozzi. Proseguono quindi le opere di ripristino dell’ultima porzione del sito dove è stata accertata la presenza di inquinanti, tra cui cromo, boro, arsenico e cianuro.

Nell’area levanese, stando alle indagini della Procura distrettuale antimafia, sarebbero state stoccate nel tempo 25mila tonnellate di terre inquinate. Per coprire i rifiuti e mitigare il rischio di contaminazione verranno utilizzati teli impermeabili e sarà realizzato un sistema di regimazione delle acque piovane per evitare contatti con gli agenti potenzialmente tossici.