Vaccinazione anti-Covid (Ansa)
Vaccinazione anti-Covid (Ansa)

Arezzo, 14 aprile 2021 - Gli Hub, i grandi centri vaccinali, sono raddoppiati. Le dosi sono sparite. E la vaccinazione danza intorno al palo. La campagna di massa era partita con entusiasmo nei giorni di Pasqua. Ma si è arenata subito. Vola, per fortuna, tra gli ottantenni. Che dopo il debutto con il piede sbagliato stanno recuperando: in Toscana ma soprattutto ad Arezzo. Ai dati forniti ieri la copertura della prima dose era al 75%.

Gli immuni, beninteso, sono molti meno, non arrivano ancora al 30%. Ma a questo punto l’impegno preso per il 25 aprile sembra a portata di mano. Sul resto lo scenario è lancinante. Solo in serata spunta lo spiraglio, legato ad una buona mossa: dirottare Pfizer sui fragili e spostare le somministrazioni nel fine settimana negli Hub. Una scossa.

Da venerdì a ieri i settantenni ad aver ricevuto la prima dose erano stati 4. Quattromila quattrocento? No, quattro in tutto. Lo dicono i dati Asl e del resto era nelle cose: con l’esaurimento di AstraZeneca i centri vaccinali hanno dovuto chiudere, se non domenica per gli over 80. Tutte le speranze erano puntate su un nuovo rifornimento del prodotto pur contestato: dovrebbe arrivare oggi o domani al massimo. In dosi che faranno riaprire le agende, anche se temiamo per pochi minuti. «Ogni tanto scatta il passa parola, via alle prenotazioni. Vai e trovi tutto fermo».

E’ una delle tante telefonate che assediano la nostra redazione e ci immaginiamo la Asl. Nella fascia dei settantenni: ma soprattutto dei più fragili. Per le patologie estreme chiama direttamente l’azienda: le iniezioni da venerdì son state 728. Molte più di quattro, certo, ma il ritmo è da utilitaria sulla via del mare in pieno luglio. I fragili vengono vaccinati con Moderna e Moderna arriva solo in piccole dosi. Pfizer ora viaggia in forze (solo oggi in Toscana saranno oltre novantamila dopo le quasi trentamila di ieri) e una parte andrà a chi ha patologie gravi: diciassettemila dosi in Toscana. Ma la lista è lunga.

Tra chi è in fascia A domina la paura di essere dimenticato. «Nessuno ti cerca, eppure la mia malattia dovrebbe essere ricompresa». Dovrebbe, perché di giorno in giorno le tabelle vengono ritoccate. Chi è nella fascia B è appeso alla prenotazione telefonica:e aspetta un codice a 6 cifre via sms. «A me non è arrivato. E poi non ti indicano mai nè il giorno nè l’ora delle prenotazioni».

E dentro ci sono malattie cardiocircolatorie, epatiche e perfino respiratorie. «Ho un’insufficienza renale grave, mia moglie è fragile quanto me. Quando sarà il mio turno?». Alle difficoltà di reperimento si unisce la scarsa chiarezza. La Regione dovrebbe lanciare un numero verde. La Asl lo stesso. Ma intanto il danno è fatto: e per quelli che dovevano essere tutelati più degli altri la coperta risulta sempre corta.

E in mezzo c’è chi non vuole AstraZeneca e vorrebbe scegliere. Ma forse prima che scoprisse i problemi già insorti per Johnson & Johnson. Atteso ieri a Pratica di Mare, da noi forse venerdì. Ma tutto rischia di slittare. I due Hub sono pronti, compreso il Tenda che affiancherà il Palaffari. Dovrebbero aprire venerdì venerdì. E meno male. Ma una settimana praticamente persa, nel cuore di una campagna di massa pesa come un anno.

Tutti sono nelle stesse condizioni? Sì ma il mal comune fatica a diventare mezzo gaudio. Rimane l’angoscia di chi aspetta un telefono che non squilla, un codice che non arriva , un portale che non diventa mai verde. E convive con l’ansia che il virus possa batterlo sul tempo.