Uccide la moglie malata. Scena muta davanti al gip. Sacchi resta in carcere

"È ancora troppo scosso per l’accaduto" spiegano i suoi legali dopo il colloquio. Il giudice ha preso atto di quanto avvenuto, senza decidere in merito.

Uccide la moglie malata. Scena muta davanti al gip. Sacchi resta in carcere

Uccide la moglie malata. Scena muta davanti al gip. Sacchi resta in carcere

di Gaia Papi

AREZZO

Non ha risposto alle domande del gip, Alessandro Sacchi, l’80enne che giovedì sera ha ucciso la moglie, Serenella Mugnai, 72enne, malata di Alzheimer. "E’ ancora troppo scosso", hanno spiegato i legali, Piero Melani Graverini e Stefano Sacchi (nella foto), nipote dell’80enne, all’uscita dal carcere di San Benedetto, dove l’uomo si trova per l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo del matrimonio. "E’ ancora molto turbato, da qui la scelta di non rispondere" continuano gli avvocati. L’omicidio è avvenuto mercoledì sera, all’interno dell’appartamento di viale Giotto, in cui viveva la coppia. Sacchi attorno alla mezzanotte ha impugnato una pistola, una vecchia calibro 765 ereditata dal padre, cimelio della guerra, ed ha fatto fuoco. Un solo colpo risultato fatale alla moglie che in quel momento si trovava in cucina. Poi è corso dai vicini di casa per chiedere aiuto e ha atteso le forze dell’ordine accanto al corpo della moglie. "Non ce la facevo più" ha detto più volte agli agenti della Mobile, e in un secondo momento al Pm Marco Dioni. "Era una coppia unitissima. E’ un dramma" spiega il nipote. Da tempo la donna era affetta dalla malattia degenerativa, ad occuparsi di lei solo il marito: i due non avevano figli. Un peso enorme, non solo per le grandi responsabilità, ma anche emotivamente.

Dopo anni difficilissimi, Sacchi a febbraio aveva assunto una signora per aiutarlo nella gestione della moglie. "Gli avevo detto che doveva farsi aiutare, l’impegno era grande" la donna aveva spiegato ai cronisti venerdì mattina quando si era recata all’abitazione per assistere Serenella. "Avevamo parlato della possibilità di trovare una Rsa che la potesse accogliere. Gli avevo consigliato una struttura diurna, dovevamo andare a visitarla. Ma non c’è stato tempo". Forse, proprio lo stress a cui era sottoposto, ha portato l’uomo al crollo, prima ancora di trovare una soluzione a quella vita diventata tanto difficile. Sacchi quella sera, dopo aver confessato in lacrime l’omicidio, era stato portato in carcere.

Ieri mattina si è tenuta l’udienza di convalida, al temine della quale il gip Stefano Casconi si è riservato, limitandosi quindi a prendere atto di quanto avvenuto, senza però prendere una decisione; una scelta che spesso viene fatta quando ci si trova difronte ad episodi di estrema delicatezza, come questo. Appena possibile gli avvocati chiederanno una misura cautelare alternativa. "L’abitazione di Sacchi attualmente è sotto sequestro. Cercheremo di fargli passare meno tempo possibile in carcere, non è il luogo in cui pensiamo possa stare. Siamo alla ricerca di una sistemazione che ci auguriamo di trovare nei prossimi giorni. Appena la troveremo faremo istanza perché possa uscire" spiegano i due legali. "Intanto dal carcere Sacchi ci sta dicendo di essere trattato con rispetto. Rimane comunque sotto chock".