Trattori di rabbia alle porte di Roma. Marcia sulla Cassia fino alla meta. A bordo cibo e bevande per il viaggio

Il fronte degli agricoltori è partito alle 7 con un centinaio di mezzi che avanzavano al rallentatore. Intorno la morsa dei controlli per impedire tensioni. I rifornimenti delle famiglie alla manifestazione. .

Trattori di rabbia alle porte di Roma. Marcia sulla Cassia fino alla meta. A bordo cibo e bevande per il viaggio
Trattori di rabbia alle porte di Roma. Marcia sulla Cassia fino alla meta. A bordo cibo e bevande per il viaggio

"Siamo tanti, non ci fermeremo. A Roma dovranno ascoltarci". Il tam tam "buca" il rumore dei bisonti che macinano chilometri a passo di lumaca, e puntano dritti sulla Capitale. Almeno nella meta perchè,in realtà, il corteo che alle 7 in punto accende i motori al presidio Valdichiana, si muove verso la parte senese, si incolonna per i tornanti della Val d’Orcia, da Pienza a Radicofani e piega verso Chiusi–Chianciano affiancando l’autosole in un percorso parallelo. Il tam tam parte dal trattore di Alessandro Zucca, 27 anni, al timone dell’azienda dove alleva pecore e coltiva foraggi e cereali. È lui il capo del presidio Valdichiana, dove da una settimana si è concentrata una parte importante della protesta, suddivisa per snodi strategici lungo le principali arterie della Toscana: da Pisa fino ad Arezzo e poi Orvieto e Orte. Coordinate geografiche di una protesta che monta e che nel suo andare coinvolge chi la guarda dal finestrino dell’auto, bloccata dai trattori che con una serie di blitz, condizionano lo scorrere del traffico. È stato così sulle rotatorie della zona industriale delle Farniole, a Foiano e nell’anello che sta davanti al casello autostradale, "off limits" nel sabato dello shopping nella cittadella della moda, a due passi dal casello dell’autostrada. Ieri il presidio non è stato smobilitato per il trasferimento dei manifestanti in viaggio verso Roma.

"No, qui resta tutto come è stato finora", assicura Zucca. E sul campo che affianca una rotatoria, restano mezzi e tavolini, sedie e braceri. Restano anche i cartelli che raccontano la rabbia degli agricoltori per gli aumenti del gasolio e le tasse ma pure per le regole di Bruxelles definite "ingiuste". Al presidio resta chi ha ricevuto un incarico nella filiera del comando, quella dei capi del movimento che comunicano sui social o sulle chat dei telefonini. Un segnale che fa pensare a una mobilitazione che non finirà con la "calata" sulla Capitale perchè gli agricoltori non mollano. "Abbiamo deciso di metterci la faccia e di farlo con coraggio. E alla fine le persone hanno capito e stanno dalla nostra parte", rilancia Enzo Sacconi, agricoltore cortonese tra i più battaglieri. Settantuno anni e la tempra di un ragazzo, sta alla guida della sua jeep "perchè serve anche un supporto con le macchine", spiega mentre il telefonino non smette di squillare.

Lui segue il corteo insieme ai colleghi che si occupano della logistica: a ciascuno il proprio compito. "Chiederemo un incontro con il ministro Lollobrigida e se sarà possibile anche con la premier Meloni", rilancia Zucca dal sul trattore che avanza a passo di lumaca, nel solco della protesta. Ma la giornata clou sarà giovedì quando i trattori - aretini e non - arrivati dall’Aurelia alle porte di Roma e per ora "parcheggiati" in una grande area, sfileranno nel corteo della manifestazione che gli organizzatori annunciano "poderosa". Intanto gli agricoltori si preparano a Sanremo. "Saliremo su quel palco e tutta l’Italia dovrà ascoltarci".