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Arezzo, 23 ottobre 2020 - Bye bye Città di Natale. L’ufficialità della cancellazione dell’iniziativa turistica di maggior successo degli ultimi anni, quella che ha portato in centro un milione di visitatori solo nell’ultima edizione del 2019, sta nella nota a tre firme (sindaco Ghinelli, neoassessore Simone Cherici e Marcello Comanucci) che certifica la rinuncia a tentare quello che era ormai l’impossibile, ossia salvare il Mercato dei Tirolesi & C. ai tempi del Covid.

Via libera, dunque al piano B, ossia il Christma light, la solita espressione inglese per dire quello che in italiano suona semplicemente come illuminazione di Natale. Lì, c’è una frase di Comanducci, presidente della fondazione Arezzo Intour nonchè ex assessore, che è chiarissima: «Abbiamo sperato fino alla fine di poter dare vita alla sesta edizione di Arezzo Città del Natale, ma le attuali condizioni non permettono di svolgere il consueto calendario di iniziative come avremmo voluto».

Il senso è evidente e infatti Comanducci non si tira indietro quando gli si chiede un’interpretazione: «No, la Città di Natale per come la abbiamo conosciuta, quest’anno non la possiamo fare». E’ l’addio anche al piano disperato che il sindaco Alessandro Ghinelli aveva abbozzato solo lunedì scorso nella sua consueta diretta Facebook: un’edizione in formato ridotto (partenza sabato 28 novembre invece che il 14) e con ingresso riservato solo a chi avesse prenotato on line.

Una linea del Piave che non ha retto. Innnanzitutto per la posizione del prefetto Anna Palombi, decisamente contraria, e poi anche per le difficoltà di organizzare il sistema di prenotazioni on line. Si è arresa anche l’Ascom, cui si deve dal 2015 l’arrivo dei Tirolesi e che quest’anno avrebbe voluto allargare il recinto anche ai presepi napoletani di San Gregorio Armeno.

Lo ammette pure Ghinelli: «Meno mercato e tanta atmosfera». Il famoso piano di riserva, insomma, che prevede di salvare della Città di Natale tutto quello che era illuminazione, non soltanto le luci della festa ma anche il videomapping, ossia le suggestive proieizioni sui muri dei palazzi storici delle immagini legate al clima natalizio e anche alla storia della città, dalle fine di novembre alla Befana.

«E’ un’iniziativa - spiega Comanducci - in cui noi ci eravamo ispirati a Como. La speranza è che quest’anno possa servire ad agganciare il turismo natalizio di chi ha comunque voglia di muoversi nonostante il Covid. Non sarà il milione del passato, ma è un modo per salvare il salvabile». E’ la soluzione del resto verso la quale si stanno orientando tutte le città che stanno tagliando i rispettivi mercati di Natale, dai più famosi, quelli altoatesini di Bolzano, Merano ecc, a Trento e provincia, Verona, Como e persino Salerno. Niente cibo, che diventa un rischio, niente calche di folla, ma almeno un po’ di luce a illuminare un Natale che potrebbe essere il più mesto dai tempi della guerra.

«È davvero un momento particolarmente complesso - commenta Ghinelli - quello che stiamo vivendo e che impone scelte spesso radicali: allo stesso tempo non possiamo rischiare di compromettere il risultato eccezionale raggiunto in questi anni». Fra l’altro, c’è da salvare adesso l’altro grande evento del centro, la Fiera Antiquaria, messa a rischio dal Dpcm di domenica scorsa. Il sindaco ha già detto che per lui è Fiera nazionale, non compresa dunque nel giro di vite di Conte.

Il prefetto Palombi però oppone ostacoli: se è così, serve l’autorizzazione del comitato tecnico scientifico centrale. Comanducci cambia il quadro: si chiama Fiera ma in realtà è un mercato ambulante, regolato dalle stesse norme dei banchi del sabato. Basterà? Il conto alla rovescia è già cominciato, scade il 31, il sabato della prossima Antiquaria.