Un monastero delle Benedettine
Un monastero delle Benedettine

Arezzo, 21 novembre 2019 - Si è innamorata. Si è innamorata come capita tutti i giorni fuori dalle pareti di quel monastero al quale aveva deciso di dedicare tutta la sua vita. Si è innamorata senza immaginare prima tutte le conseguenze, perchè l’amore quando arriva arriva e non solo perché te lo ricordano spesso i foglietti nei cioccolatini. Si è innamorata come una donna di circa 40 anni.

Niente di più normale sul lavoro, in un autobus, al bar: niente di più anomalo per chi ha imboccato la via più stretta ma spesso anche più avvincente di una cella monastica. E la sua vita è cambiata, e nel piccolo è cambiata anche quella della terra che gli sta intorno. Perché il monastero è stato costretto a chiudere, almeno per il momento. Siamo in Valtiberina, in uno di quei monasteri che non dipendono dalla Diocesi o dal Vescovo ma dal loro ordine religioso. Che ne guida le sorti.

Complesse quando le vocazioni siano con il contagocce e le strutture più grandi delle forze di ciascun religioso. Una di quelle monache di iniziativa, che con forza aveva scommesso sulla riapertura di una realtà ormai agli sgoccioli e che era riuscita a circondarsi anche di un certo seguito. Il fascino dei monasteri: a volte profondo come un abisso, a volte con punte di radicalismo che non sempre combaciano con la realtà.

Ma qui aveva preso corpo, anche per certe caratteristiche dei riti, che rispolveravano quella suggestione legata ai canti antichi, ad una fede di altri tempi. Dentro lei e una consorella di oltre 80 anni: la chiave della chiusura è tutta qui. Non è un’età alla quale ci si possa permettere di caricarsi sulle spalle non solo la propria vita ma anche quella di una struttura religiosa aperta all’esterno.

E pensare che l’attività proprio di quella monaca che fatalmente era diventata anche la superiore del monastero aveva portato ad alcune scelte nette: due ragazze giovani, disposte a metterci non solo la faccia ma anche la vita. Un cammino appena iniziato, uno di quei percorsi che quando sono sani devono essere lunghi e motivati. Ma fatalmente un percorso che almeno in questo tratto iniziale era appeso a lei.

E alla sua energia, che ci dicono grande, come spesso avviene nei monasteri femminili, mille gli esempi. Finchè il cammino si incrina, come può incrinarsi non solo a 20 ma anche a 40 anni e ben oltre. Il tarlo del dubbio, quello che a volte alimenta e a volte gela la fede. Un tarlo, in base a quanto ci risulta, che ha cominciato ad agire ancora prima che Cupido ci mettesse lo zampino.

Una crisi che inizia: e che in un certo senso diventa la causa prima ancora dell’effetto del legame sentimentale, pur alla fine decisivo. L’incontro con una persona di qualità, anche lui in balìa di qualcosa che non aveva previsto ma alla quale è difficile resistere.

Tutti e due legatissimi alla piega che avevano preso le loro vite, tutte e due in difficoltà a gestire un fatto nuovo di questa portata. O invece sì. Perché la storia finisce presto, il legame si allenta: forse perché le conseguenze per entrambi superano ogni previsione.

Un passo indietro, una scelta di responsabilità forte, come quando la corrente ti afferra e ti attacchi a quello che trovi pur di non farti trascinare dove non vorresti. Ma comunque un punto di non ritorno. Per la monaca, comunque già alle prese con la crisi vocazionale. Per il suo ordine, che non può permettersi di convivere con vicende che nella chiesa, a volte frettolosamente, si definiscono scandali.

Una scelta reciproca, un passo indietro condiviso? E’ lo scenario più probabile. Mentre intorno l’altro mondo distribuisce illazioni, veleni, ricostruzioni fragorose e farlocche. False ma sopratutto lontane dalla semplicissima, disarmante verità di una storia d’amore.