Arezzo, 6 luglio 2019 - "Sono pentita e dispiaciuta": Sara Fantoni, la titolare dell'asilo "L'isola della fantasia" di Montevarchi è stata interrogata stamani dal Gip. L'interrogatorio di garanzia nel quale la donna, assistita dagli avvocati Roberto Alboni e Tommaso Acuti, non si è sotratta alle domande del magistrato: ha risposto e ha spiegato. Ma soprattutto, oltre a non negare quanto fosse successo che del resto era ampiamente provato dalle riprese fatte dai carabinieri con le telecamere interne, si è detta "profondamente pentita e dispiaciuta" di come si è comportata.

La donna non si è sottratta alle domande del giudice, spiegando che non aveva mai maltrattato i bimbi in tutta la sua carriera, e che tutto è da attribuire ad uno stato di prostrazione. Non ha negato gli episodi, ripresi dalle telecamere dei carabinieri ed ha chiesto scusa alle famiglie. La donna avrebbe spiegato di avere solo la licenza media ma di non avere mai svolto mansioni educative all'interno dell'asilo ma solo preparazione pannolini e sorveglianza dei lettini. Il provvedimento a suo carico di sospensione per un anno rimane attivo mentre proseguono le indagini per verificare ulteriori episodi.

E' la nuova puntata di un caso che ha fatto scalpore e non solo in provincia. Agghiaccianti, incredibili, ma drammaticamente reali. Immagini choc nel video diffuso dai Carabinieri. Sara Fantoni, la maestra e titolare dell’asilo nido «L’isola della fantasia» di via Baldi, nel quartiere Gruccia di Montevarchi, picchia a più riprese dei bimbi sotto i 3 anni, scriccioli indifesi. Schiaffi e strattoni assestati a un piccino durante la pausa «nanna» del primo pomeriggio; più o meno la stessa scena sul fasciatoio, vittima un altro bimbo colpito al corpo e al volto.

E poi pizzicotti e frasi minacciose, della serie «se non fai il bravo chiamo il dottore». Una serie di episodi sconcertanti che l’occhio delle telecamere, installate dagli uomini del Nucleo Operativo della Compagnia di San Giovanni, hanno documentato in maniera inequivocabile nell’arco di tre mesi.

Un’indagine strettamente riservata e chiusa con la notifica all’educatrice valdarnese dell’interdizione dall’esercizio della professione per un anno, confluita nell’interrogatorio del Gip Piergiorgio Ponticelli, che si è svolto proprio stamani, e della formalizzazione delle accuse legate ai ripetuti maltrattamenti.

A far emergere una vicenda dai contorni allucinanti per la tenera età delle vittime e il ruolo dell’adulto è stata la denuncia di alcune mamme preoccupate per gli strani comportamenti dei propri figli. Una di queste era riuscita a capire dalle parole della sua bambina cosa succedeva a scuola e senza perdere tempo si era rivolta ai militari che avevano piazzato dentro la struttura gli occhi elettronici e filmato le violenze.

L’insegnante agiva quando era sola, spesso dopo pranzo, nel momento in cui le sue due collaboratrici erano in pausa e lei doveva cambiare i pannolini o assicurarsi che tutti riposassero sulle brandine. E anche mentre le colleghe si trovavano nei locali vicini. Chi disobbediva veniva subito punito in barba ai pianti e alle urla.

Bastava un’alzata di ciglio, un minimo atto di disobbedienza dei frugoletti da accudire, per far scattare le percosse sui corpicini e alla testa per obbligarli a dormire, a stare fermi sul fasciatoio o seduti. Alla fine erano sufficienti le minacce per terrorizzare i piccini che di fronte alla prospettiva di buscarne ancora rimanevano pietrificati, smettendo all’istante di singhiozzare.

Le altre educatrici, del resto, non si erano accorte di nulla perchè in loro presenza la titolare era affettuosa con i mini alunni. A coordinare l’inchiesta della Procura  il Pm Elisabetta Iannelli ed è immediatamente scattato il provvedimento interdittivo che dispone il divieto di esercitare per dodici mesi di professioni inerenti a «cura, istruzione o affidamento per motivi di studio, sanitari o di cure di qualunque persona«.

In corso, inoltre, altri accertamenti per chiarire se la donna abbia titoli di studio e abilitazioni necessarie per gestire l’asilo. Il sospetto degli inquirenti è che «L’isola della fantasia» sia un nomen omen almeno per le condizioni di legge dell’esercizio dell’attività di maestra da parte dell’interessata.