Arezzo, 17 febbraio 2020 - Già viaggiano a ritmi da ospedale: le stime di pochi mesi fa davano la sanità privata nel suo complesso a tredicimila interventi l’anno, a qualcosa come sessantamila pernottamenti e ad un inevitabile indotto di milioni di euro. Ora il gigante prende le «vitamine» e si prepara a crescere ancora. Stavolta sotto i riflettori non c’è il Centro Chirurgico Toscano, guidato da Stefano Tenti ad una delle principali realtà della regione, ma il San Giuseppe Hosptital.

Che detto così suona americano ma ad Arezzo più familiarmente continuano a chiamarla San Giuseppino. Ma ormai il diminutivo comincia a perdersi tra i racconti. Perché lungo il raccordo sta procedendo ora a pieno ritmo la costruzione della nuova sede. Entro l’anno sarà finita, nei primi mesi del 2021 brulicherà di medici e di pazienti,. Siamo lì, faccia a faccia con i padiglioni di Arezzo Fiere: in quella che un tempo era la sede del centro affari, poi demolita e pensionata per allargare gli spazi espositivi.

Per anni è rimasto un buco, un gigantesco cratere che interpretavi solo con una certa immaginazione. Ma ora il futuro è dietro l’angolo. «Siamo a buon punto, contiamo per la fine dell’anno di avere la struttura finita e accessoriata in tutti i particolari». Parola di Massimo Rosati: con Tenti è il mattatore della sanità privata aretina, la più grande della Toscana dopo Firenze. Il direttore generale del San Giuseppe Hospital. «I posti letto saranno 83, dei quali quattro di terapia sub intensiva».

Lo specifica due volte: è l’unica consentita, il servizio che serve eventualmente dopo l’intervento. Tre piani, quelli che sormontano il raccordo: che tra l’altro proprio in quel punto dovrebbe raddoppiare a quattro corsie, se andrà in porto il progetto legato alla trasformazione dell’area Lebole. «Ma soprattutto avremo la possibilità di sviluppare e rafforzare l’attività di riabilitazione motoria». Un passaggio per il quale è atteso l’ok della Regione.

Una realtà sanitaria in sè anomala rispetto alle aspettative: in pratica come dipendenti una cardiologa o poco più. Ma poi ci sono ormai circa cento medici professionisti: veri e propri punti di riferimento continuativi ma il cui rapporto con la struttura è in pratica di libera professione. Per il resto è la classica struttura privata accreditata con il servizio sanitario nazionale.

E che in accordo con la Asl di riferimento definisce la tipologia e la quantità dei servizi a disposizione dei pazienti ad integrazione di quelli offerti dalla sanità pubblica. Va dalle prestazioni di ricovero ospedaliero alle attività di specialistica e diagnostica ambulatoriale. Vanta un day hospital, un day surgery, ricoveri diurni per prestazioni chirurgiche ma che si completano nell’arco della giornata, e attività ambulatoriali.

Ma i progetti sono ambiziosi. «Passeremo agli interventi in chirurgia robotica: l’acquisto è stato definito». In primis per ortopedia, che poi è il settore trainante del centro. Con arrivi che già attualmente sono da tutta Italia: fino a pochi anni fa all’ottanta per cento poi il mirino si è spostato più sul territorio. Per ora non si parla nè di pronto nè di primo soccorso. «Sono realtà per le quali ci vuole la disponibilità della Regione ma in questo momento i tempi non sembrano maturi».

Invece scoppia di salute la sanità privata aretina: tra Centro Chirurgico e San Giuseppe qualcosa come 13.000 interventi, una stima di migliaia di pernottamenti l’anno e strutture in continua evoluzione. Mentre il San Giuseppe prepara il suo nuovo «ospedale», Tenti pregusta la nuova ala del complesso. Se sono corsie fioriranno.