Salvatore Mannino e Sergio Rossi
Cronaca

Oro al nero: traffico scoperto piazzando cimici e Gps in auto. Un altro interrogatorio

Tutti i segreti dell'inchiesta che ha portato l'algerino in carcere e un italiano ai domiciliari. I messaggi passavano attraverso frasi in codice. Le cifre dell'operazione

Lingotti d'oro (repertorio)

Lingotti d'oro (repertorio)

Arezzo, 13 aprile 2017 -  Uno in carcere, l’altro a casa ai domiciliari. Così il primo round del procedimento a carico dei due arrestati nel blitz della Guardia di Finanza contro il traffico di oro al nero. Il Gip Giampiero Borraccia ha convalidato gli arresti accogliendo le richieste del pm Marco Dioni e ha disposto la custodia cautelare in carcere per il franco-algerino Ahmed Adam Djidjelli, magrebino con passaporto francese. I domiciliari riguardano invece Alessandro Riccarelli, l’aretino che con l’altro arrestato scambiava oro contro denaro contante a San Zeno, 14 kg di gioielli per un controvalore di mezzo milione.

La differenziazione della misura ha un motivo preciso: Riccarelli ha una casa, Ahmed no e sarebbe subito scomparso. I provvedimenti del Gip si riferiscono al 648 ter, ovvero il reimpiego di beni di provenienza illecita (fattispecie molto prossima al riciclaggio), ma in questo caso si parla di tentativo: in pratica lo scambio oro-contanti non si sarebbe perfezionato compiutamente.

Nell'ordinanza del Gip si ricostruisce l’iter dell’inchiesta, partita con una prima richiesta di intercettazione avanzata dalla Guardia di Finanza al giudice, ma da questi respinta ritenendo che non ci fossero al momento validi indizi. Ma le indagini e proseguono e anche il Gip si convince che la faccenda è grossa. Dà il via libera alle intercettazioni, sia telefoniche che ambientali: le Fiamme Gialle piazzano «cimici» e sistemano il Gps nelle auto dei personaggi seguiti. Dalle conversazioni filtra un linguaggio in codice, dire «andiamo a cena» significa un’altra cosa, proporre di «prendersi un caffè insieme» ne vuol dire un’altra ancora.

Così, giorno dopo giorno, il dossier si arricchisce, prende forma il modus operandi dell’organizzazione nella quale Riccarelli svolge il ruolo di collettore dell’oro, non soltanto in proprio ma anche per altri. Ahmed è l’intemediario che porta l’oro in Algeria in cambio di tre-quattromila euro a viaggio. Gli avvocati difensori di Riccarelli (Claudio Virgillo e Stefano Buricchi) e dell’algerino (Alessandro Serafini) contestano invece la legittimità dei due arresti.

Al comando della Finanza, è stato interrogato un orafo coinvolto nell’altra parte del blitz, quella di venerdì, che ha portato alla denuncia di Dino Peruzzi (avvocato Francesco Molino) e di Luca Franco. L’orafo potrebbe essere sentito anche dal pm. I tempi della convalida perquesta seconda parte, che non riguarda la libertà personale, sono più lunghi.

Due erano state nel fine settimana le operazioni delle Fiamme Gialle, collegate allo stesso traffico d’oro dal produttore al destinatario finale, da Valenza Po a Dubai, con al centro Arezzo. Venerdì il giorno dell’antipasto la denuncia di Dino Peruzzi, orafo di Civitella, e di Luca Franco, di Valenza Po, sorpresi in garage durante lo scambio tra lamine d’oro senza punzonatura e 532 mila euro in contanti.