LUCIA BIGOZZI
Cronaca

"Nessun perdono per chi ha ucciso" Le scuse del killer, ma il fratello di Sara dice no

Alessandro Ruschi boccia l’iniziativa di Hicham. "In aula non ha nemmeno guardato in faccia il figlio"

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Arezzo, 16 ottobre 2023 – " Solo un vago tentativo per mostrare la persona che non è. Al processo non ha nemmeno rivolto uno sguardo al figlio. È questo il suo pentimento?". Alessandro Ruschi para il colpo rilanciando. Il biglietto che Jawad Hicham ha inviato ai giudici della Corte di Assise è un altro pugno nello stomaco per una famiglia che chiede giustizia per Sara e Brunetta, massacrate a coltellate nell’appartamento di via Benedetto Varchi. Poche righe scritte a mano nelle quali il trentottenne magrebino dice di essere pentito e pronto a riparare.

La novità sarà valutata nella prossima udienza del processo in Corte di Assise, insieme alle richieste che la difesa dell’imputato si appresta a presentare: la perizia psichiatrica e l’accesso all’istituto della giustizia riparativa. Si tratta di un percorso di recupero previsto dalla riforma Cartabia che non dà diritto a sconti di pena e tuttavia traccia una via lungo la quale la persona prova a elaborare ciò che ha fatto e lavorare a una possibile mediazione con la famiglia delle vittime. Che, invece, su questo punto così come sulla perizia psichiatrica ha una posizione di totale chiusura.

" Nessuno sconto, Jawad ha ucciso due persone che gli hanno salvato la vita. Lui sta cercando di attirare su di sè un pò di umanità, ma noi per lui non ne abbiamo più. È stato accolto nella nostra famiglia, mia sorella e Brunetta lo hanno rimesso al mondo e lui le ha massacrate". Parole appuntite, che non prevedono margini di manovra, almeno per ora. Alessandro richiama "il comportamento violento di Jawad anche nei confronti del figlio", che oggi ha diciassette anni e sabato era in aula, al processo contro il padre. Nessuno sguardo tra i due, il trentottenne magrebino è rimasto seduto a braccia conserte, immobile, con lo sguardo basso.

Se la Corte dovesse accogliere e autorizzare l’accesso al programma di giustizia riparativa, sarebbe il primo caso nell’Aretino. Jawad avrebbe davanti un percorso di riabilitazione, in varie fasi. Non solo: il fatto di impegnarsi concretamente per costruire una nuova vita, potrebbe rappresentare, magari con il tempo, un possibile gancio per non perdere definitivamente il rapporto con i figli. Ma è presto per dirlo. In ogni caso, l’eventuale accesso alla misura, potrebbe giocare un ruolo nella valutazione delle attenuanti generiche.

Questa opzione, così come la richiesta di perizia psichiatrica annunciata dall’avvocato Maria Fiorella Bennati, saranno al centro della prossima udienza, il 18 novembre, ma appare chiaro fin d’ora che sono orientate ad evitare il rischio che pende sulla testa di Hicham: l’ergastolo. L’avvocato di parte civile Alessandra Panduri che assiste i figli di Sara e Jawad per il tramite del nonno, si è opposta all’ipotesi dell’esame psichiatrico e in aula ha confutato la tesi della difesa. Bennati ha menzionato la cartella clinica del carcere e i farmaci che Hicham assume "per disturbi psicotici". Controreplica di Panduri: ai fini del dibattimento è prevalente la sua condizione prima del delitto, non quella in carcere.

Schermaglie nella battaglia giudiziaria che tra un mese entrerà nel vivo con l’audizione di quattro testi e l’esame dell’imputato chiesto dal pm e dalle parti in causa. Sarà quello il momento in cui Jawad parlerà della notte dell’orrore davanti al figlio.