"Noi distrutti senza un perché". Cristina, il marito chiede giustizia

Moglie in sedia a rotelle e figlia morta. "Da un anno e mezzo solo silenzio, vogliamo sapere di chi è la colpa"

Il ritorno di Cristina Rosi nella sua casa di Alberoro. Per la prima volta, tiene tra le braccia Caterina insieme al marito, Gabriele Succi: è la primavera 2022

Il ritorno di Cristina Rosi nella sua casa di Alberoro. Per la prima volta, tiene tra le braccia Caterina insieme al marito, Gabriele Succi: è la primavera 2022

Arezzo, 2 aprile 2024 – Un accertamento tecnico preventivo per fare luce sulla responsabilità, e rimettere in moto l’inchiesta sulla tragedia di Cristina Rosi e della figlia Caterina Succi. Lo ha chiesto la famiglia della giovane madre di Alberoro, assistita dall’avvocato del foro romano Stefano Maccioni. "Chiedo giustizia per mia moglie e mia figlia che non c’è più. Sono quattro anni che la nostra vita è stata distrutta. Mia moglie è su una sedia a rotelle e ha subito gravi danni neurologici, ha bisogno di assistenza giorno e notte. Chiedo giustizia per lei e per la mia piccola. Siamo soli in questa battaglia di verità e da un anno non sappiamo nulla dell’inchiesta". Parole sottovoce ma che descrivono nella fermezza del tono, tutta l’amarezza di Gabriele Succi, 47 anni, marito di Cristina che non si è mai arreso. Nel gennaio 2021 aveva fatto partire l’inchiesta, allora coordinata dal pm Marco Dioni, dopo la querela contro ignoti (autorizzata dal gip, come curatore della tutela di moglie e figlia).

Caterina è morta un anno e mezzo fa al Meyer dove era stata ricoverata per una grave infezione polmonare. Il fascicolo aperto dalla procura di Arezzo era poi stato trasmesso a Firenze per competenza territoriale: indagati per omicidio colposo tre medici di Careggi e per lesioni gravissime un medico aretino in relazione alla cardiopatia di cui soffriva Cristina Rosi.

La tragedia nel luglio 2020: l’arresto cardiaco che aveva colpito la giovane madre aveva provocato seri danni neurologici anche alla figlia che portava in grembo, era al settimo mese di gravidanza. Caterina era stata fatta nascere con parto cesareo mentre la madre era in coma; poi per entrambe era iniziato un lunghissimo calvario fatto di ospedali e centri di riabilitazione, in Italia e all’estero. Una storia che aveva fatta scattare una catena di solidarietà sul web e nelle tante iniziative organizzate da associazioni di volontariato per sostenere le cure di madre e figlia.

Dopo il trasferimento del fascicolo a Firenze, Gabriele Succi aveva sollecitato un provvedimento da parte della procura fiorentina nel percorso di accertamento delle responsabilità. E oggi ne rilancia "l’urgenza con l’iniziativa assunta insieme all’avvocato Maccioni". Che ha chiesto ai giudici del tribunale civile un accertamento tecnico preventivo "per conoscere le responsabilità di quanto accaduto". L’esame è già stato eseguito. Maccioni spiega: "Sono stati incaricati un medico legale, un cardiologo e un ginecologo. Quello che ci preoccupa è che a tutt’oggi la Procura di Firenze non ha ancora preso alcuna decisione. Il tempo passa e per le vittime è sempre una strada in salita. Ci auguriamo che la Procura voglia adottare quanto prima un provvedimento" sottolinea Maccioni. Poi rilancia: "Ricordo che le indagini preliminari erano state chiuse ad Arezzo prima della morte di Caterina. Poi, dai magistrati fiorentini non abbiamo saputo più niente".

Un anno fa, nel filone aretino dell’inchiesta, Dioni aveva disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche sulla morte di Caterina. Per vederci chiaro, il magistrato aveva nominato un collegio di periti guidato dal medico legale Marco Di Paolo dell’università di Pisa. Dagli accertamenti, erano emerse anomalie nella condotta dei medici indagati e nella comunicazione a Cristina del rischio che avrebbe potuto correre durante la gravidanza. A un anno di distanza, la famiglia di Cristina chiede ai magistrati di fare presto.